Novembre 2020. L’Emilia Romagna, regione da cui sto scrivendo e’ ancora zona gialla, non so per quanto.

In Italia si parla di applicare restrizioni ancora più’ stringenti e di chiudere tutte le scuole mettendo gli alunni in didattica a distanza.

Nessun paese Europeo ha preso questa decisione, nonostante in alcuni, la situazione sia più’ grave di quella italiana.

Quindi mi chiedo, perché in Italia devono chiudere?

Per tutelare i bambini?

O per far vedere che chiudono qualcosa?

Io penso che i bambini a scuola, con le mascherine e tutte le regole – che tra l’altro rispettano meglio degli adulti – siano al sicuro.

Vedo invece in giro ragazzini delle superiori: in piazza e nei bar. Non era meglio che fossero a scuola?

Chiusura scuole. A livello cognitivo e relazionale cosa può’ comportare?

Per chi ha la possibilità’ di pagare un’insegnante di sostegno o qualcuno che li aiuti nei compiti, per chi possiede un iPad per figlio e ha una connessione super veloce, forse non noterà grosse differenze.

Ma le famiglie che non hanno molte risorse?

Vi racconto la mia esperienza.

Dopo un mese dall’inizio della scuola c’è stato un meeting maestre-genitori: le maestre ci hanno spiegato che molti bambini avevano problemi di memoria, attenzione e concentrazione ed altri avevano difficoltà nella comprensione del testo. (4 elementare). 

In poche parole la mancanza della scuola aveva causato un impoverimento delle funzioni cognitive nei bambini.

Ora la situazione è migliorata, ma fino a qualche settimana fa mio figlio faceva molta fatica a concentrarsi e a svolgere i compiti, mentre prima del lockdown non c’era nemmeno bisogno che io gli dicessi di studiare che lui l’aveva già fatto e faceva i compiti da solo senza problemi.

Mio figlio di 6 anni invece, dal lockdown, ha avuto diverse crisi di rabbia, e quando a settembre l’ho comunicato alle maestre, per avvertirle di eventuali manifestazioni in classe, mi hanno risposto che molti bambini di quell’età avevano avuto lo stesso problema.





Questa e’ la mia esperienza ma e’ anche quello che emerge da uno studio realizzato dall’istituto Mario Negri di Milano. Una delle poche ricerche condotte sulla DIDATTICA A DISTANZA.

Sono state condotte delle video interviste sulle mamme e sui ragazzi in quarantena.

Il Laboratorio per la Salute Materno Infantile del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS ha condotto il progetto “Ragazzi in quarantena”. Una ricerca per valutare se c’erano state problematiche psicologiche nei bambini: per la ricerca sono stati coinvolti 82 bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e 14 anni, residenti a Milano.

Dallo studio si evince, con la didattica a distanza, una maggior difficoltà a mantenere l’attenzione, stress, preoccupazione, problemi ad addormentarsi, cambiamenti nelle abitudini alimentari, problematiche a livello cognitivo ed emotivo.

Anche nei bambini la quarantena può causare forte stress, oltre a una maggior probabilità di sviluppare sintomi di un disturbo psicologico protratti nel tempo.

Durante le video interviste sono state indagate diverse aree. Innanzitutto la didattica a distanza: l’80% dei ragazzi intervistati ha riscontrato maggiori difficoltà a mantenere l’attenzione durante le lezioni online, 2/3 riportano che la DaD è più stancante della scuola normale, mentre circa la metà ha meno voglia di impegnarsi con questa nuova modalità di apprendimento.

www.agi.it

E’ vero che siamo nel pieno della pandemia e dobbiamo conviverci, ma chiudere le scuole, e’ come tagliare il futuro dei ragazzi.

E se gli altri paesi europei ce la stanno facendo mantenendo le scuole aperte, perché l’Italia non ce la può’ fare?