Parto naturale dopo cesareo: quando è possibile? Quali sono i rischi?

Parto naturale dopo cesareo: quando si può? Quali sono i rischi?

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Parto naturale dopo cesareo, definito anche come VBCA (Vaginal Birth after Casarean): solitamente si pensa che dopo un cesareo si debba, obbligatoriamente, partorire con un altro cesareo.

Questo non è assolutamente vero: sia le linee guida internazionali che le ricerche scientifiche dicono che la percentuale di rischi per la mamma e il bambino è sempre più alta con un cesareo, soprattutto se questo è ripetuto.

Il mio secondo parto infatti è stato proprio un parto naturale* dopo cesareo e sia a livello psicologico che fisico c’è una differenza abissale. Consiglio a tutte il parto naturale dopo cesareo, ma vedo che spesso le donne hanno paura (io avevo molta più paura di tornare sotto i ferri!) e  non sono informate correttamente.

Ho chiesto a Marialuisa Rota, ostetrica del sito vbac.it, chiarimenti rispetto alla situazione italiana dell’eccesso di cesarei.

– L’OMS raccomanda il parto naturale dopo cesareo dopo uno o più cesarei. Questa indicazione è però difficile da mettere in pratica perché spesso ci si trova di fronte all’ostruzionismo di ginecologi e protocolli ospedalieri.

Perché le future mamme non vengono correttamente informate sul parto naturale dopo cesareo?

Credo che il tutto sia sostanzialmente dovuto a quattro motivi principali, interconnessi tra loro, riguardanti  l’ostruzionismo nei confronti del parto naturale dopo cesareo (VBCA), ma che sono legati, in generale, al cesareo.

  • Uno di questi è la sempre più diffusa “medicina difensiva”, ove si mettono in atto pratiche che tutelano più il medico, che l’utente. Difronte ad un cesareo, diventa difficile dimostrare la responsabilità dell’operato di un chirurgo, quando ci sono complicazioni, per le quali si è firmato un consenso. Inoltre, la percezione sarà quella che il medico ha fatto tutto il possibile. Di fronte ad un parto naturale, nel caso di complicazioni, l’accusa sarà quella di non aver fatto tutto il possibile.
  • Un cesareo programmato permette una migliore pianificazione del lavoro e una più semplice gestione del personale turnante, cosa che, detta così, può sembrare una motivazione semplicistica, ma, con le ben note carenze di personale sanitario, assume un aspetto piuttosto inquietante.
  • La questione dei rimborsi. Un ospedale/una clinica sono diventate aziende, che devono gestire il lavoro, in base alle risorse di cui dispongono. Esiste il sistema dei rimborsi basato sui DRG che,  di fatto, introduce un metodo di finanziamento delle attività, basato sulla remunerazione delle prestazioni,  mediante tariffe determinate a priori. Un cesareo viene pagato quasi il doppio, rispetto ad un parto vaginale ed ecco che quindi sarà più facile che venga proposto un cesareo  (un esempio eclatante sono le cliniche private, dove, in alcuni casi, la percentuale di cesarei, iterativi o meno, sfiora l’80%). A questo proposito, però, diverse Regioni si sono mosse per contrastare il fenomeno, attribuendo lo stesso rimborso ad entrambe le tipologie di parto. Ma, come osserva la dottoressa Kustermann, dirigente medico presso la Clinica Mangiagalli di Milano, nell’audizione commissione sanità del Senato della Repubblica, nel 2012, questo non è sufficiente:

“ un taglio cesareo ha, di fatto, un costo e un impegno organizzativo minore di un parto vaginale.  Un parto vaginale con un rapporto 1 a 1 ostetrica/partoriente (il più efficace), la possibilità per la donna di richiedere analgesia epidurale h24, una guardia attiva di ginecologi e pediatri per le emergenze, supera ampiamente il valore che viene rimborsato dalle regioni”. (Fonte)

Ed ecco quindi che il vantaggio economico del taglio cesareo rispetto al parto naturale dopo cesareo permane.

– Quali sono quindi i casi in cui non è possibile il parto naturale dopo cesareo?

Sostanzialmente, si tratta di quei casi in cui non è possibile fare altrimenti. Casi in cui il parto non è proprio possibile. Penso a situazioni come una grave malattia materna o fetale, una sproporzione feto-pelvica (un feto che non passerà mai di lì, in base a dati oggettivi ed esami specifici), una viziatura pelvica che deforma il canale del parto, una presentazione di mento o di spalla, un feto trasverso, la presenza di una massa che ostruisce l’uscita, una placenta previa, una anomalia delle contrazioni dell’utero.

Nello specifico della donna che ha già subito un cesareo, è sconsigliabile il VBAC – parto naturale dopo cesareo, qualora ci sia già stata una rottura d’utero o abbia subito un’incisione longitudinale, anziché trasversa.  Le cause possono quindi essere diverse. In alcuni casi si può già dire a inizio gravidanza, se anche questa volta sarà un cesareo, in altri casi no, lo si capirà solo al momento del parto.

Se volete approfondire l’argomento Parto Naturale dopo Cesareo, potete consultare il sito o chiedere l’iscrizione al gruppo Facebook .

 

*la definizione corretta sarebbe parto vaginale – la definizione parto naturale è corretta quando il parto viene espletato senza alcun intervento medico (epidurale, amnioressi, episiotomia, manovre, ventosa)

2018-12-07T14:11:58+00:00

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