Balbuzie e bambini: come bisogna muoversi quando il proprio figlio balbetta?

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Ci risponde Priscilla Malhamè logopedista di Roma.

C’è un periodo particolare della vita del bambino in cui il linguaggio è in forte espansione ma i movimenti sono ancora lenti e poco precisi. Questo periodo è tra i 30 e i 36 mesi ed è proprio qui che potrebbero comparire delle disfluenze.

Noi tutti abbiamo delle disfluenze nel nostro linguaggio: ci interrompiamo, usiamo dei riempitivi di suoni (ehmmm…) oppure ci fermiamo un momento per cercare la parola più adeguata: è un fatto normale, che anzi dà naturalezza al nostro parlato.

Perché quando nostro figlio balbetta ci allarmiamo?

Perché solitamente compare quasi all’improvviso, da un giorno all’altro. Questo fenomeno si chiama disfluenza tipica: non è una vera e propria balbuzie (di cui la disfluenza è solo uno dei sintomi) e dura circa 18 mesi. Le caratteristiche sono queste:

  • Ripetizioni inferiori a 3

  • Assenza di tensione

  • Assenza di consapevolezza o imbarazzo

La tensione comprende tutti quei comportamenti di sia visibili che udibili che una persona può mettere in atto durante una disfluenza: può essere tesa la voce o anche i muscoli del volto o del collo. Inoltre non c’è imbarazzo nel bambino per queste piccole interruzioni ed è estremamente importante che non siamo noi a creare la consapevolezza di qualcosa che non va.

Cosa si può fare quando il bambino è disfluente?

In tutte le relazioni genitore-figlio dovrebbe esserci un tempo dedicato alla comunicazione, un ritaglio esclusivo in cui non fare un semplice botta e risposta ma commentare ciò che il bambino dice, fargli capire che viene ascoltato e compreso. Nel caso di un bambino disfluente questo “spazio dedicato” deve essere a maggior ragione un momento rilassato e senza fretta, trasmettendo al piccolo il concetto che è importante quello che viene detto e non la velocità con cui lo fa. Durante i momenti di disfluenza rimanete tranquille senza mostrare ansia e senza terminare la frase o la parola al posto di vostro figlio. Può essere utile “rinforzare” le parole sulle quali il piccolo ha avuto delle disfluenze, riproponendo correttamente il messaggio (C’era u-u-un bambino → C’era un bambino? E chi era?).

Non serve tantissimo tempo, bastano anche 10 minuti in cui per esempio si può fare un gioco che a lui piace con attenzione sugli aspetti comunicativi.

Se la disfluenza persiste

Ci sono dei casi in cui la disfluenza va oltre il periodo fisiologico. Solitamente c’è un periodo di transizione tra le disfluenze tipiche e quelle considerate atipiche. La differenza tra le due è la presenza di tensione e sforzo, alterazioni dell’accentazione e le ripetizioni che superano le 3 volte. Nel periodo di passaggio tra un tipo e l’altro abbiamo le disfluenze cross-over che sono molto fluttuanti e hanno tratti sia tipici che atipici.

Le disfluenze cross-over e atipiche rientrano nella classificazione della balbuzie primaria, pur non essendo ancora presente una presa di coscienza della difficoltà. Solitamente la consapevolezza arriva tra i 6 e i 7 anni, accompagnata da reazioni emotive e sentimenti negativi e in questo caso si parla di balbuzie secondaria.

Nei casi in cui siate preoccupati dalla disfluenza potete rivolgervi a un logopedista. L’intervento logopedico, soprattutto nel caso dei bambini più piccoli, coinvolge i genitori con degli incontri di counseling informativo durante il quale si analizza la situazione, si ricercano degli strumenti per affrontare la situazione, si fa un progetto insieme e si realizza. L’intervento che coinvolge il bambino è centrato sulla fluenza, per fornirgli modelli corretti e strategie, e sul rilassamento.

 

Log. Priscilla Malhamè – Logoriabilitazione

Via di Sant’Anna 13, 00186 Roma