Sono stata a fare un corso su come applicare la filosofia Montessori a casa.

I miei figli frequentano una scuola alternativa (talmente alternativa che non c’è nemmeno il riscaldamento) e dall’approccio montessori. Perciò, ho deciso di seguire questo corso per essere un minimo coerente anche a casa.

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Metodo montessori a scuola:

Appena arrivano a scuola i bambini sono liberi di scegliere l’attività che preferiscono: matematica, scrittura, disegno, manualità, scienze. Ogni bambino sceglie il materiale con cui lavorare, e se un altro bambino vuole svolgere la stessa attività, deve aspettare che chi la sta utilizzando abbia finito. Può guardare (si apprende moltissimo anche dall’osservazione), ma non può intervenire né parlare.

Lo stesso con la maestra. Se la maestra sta spiegano/parlando con un bambino nessuno può interrompere – sarebbe una mancanza di rispetto –  e deve aspettare il suo turno senza interrompere.

Metodo montessori a casa:

Lo stesso si può applicare al rapporto tra fratelli. Di solito i litigi sono per l’utilizzo di un gioco. Quindi la regola è: se uno sta usando un gioco l’altro deve aspettare che chi lo sta utilizzando abbia finito. Può guardare in silenzio, senza intervenire. Lo stesso quando mamma o papà parlano con un figlio e l’altro cerca di richiamare l’attenzione. Non gli si fa un torto dicendogli di aspettare, anzi.

Anziché un divieto utilizzare alternative positive:

Capricci: quando un bambino piange e fa i capricci, anziché dirgli:

“smetti di piangere” “smetti di urlare”

è sempre meglio utilizzare un’alternativa positiva, anziché un divieto. Quindi ad esempio dire:

“se piangi/urli io non capisco e non posso aiutarti. Prova a spiegarmi cosa c’è che non va a parole”

Quando i bambini si menano. Lanciano oggetti. Distruggono la casa.

Anziché dire:

“non fare quello, non fare questo”

si potrebbe dire:

“le mani si usano per giocare e per abbracciarsi.”

Cioè non evidenziare solo il divieto, ma dare un’alternativa ad un gesto negativo con uno positivo.

L’applicazione a casa nostra ha già dato risultati. Infatti l’altro giorno mentre Leon lanciava arrabbiato un gioco io gli ho detto:

“Amore le mani si usano per giocare. Non per lanciare le cose. E se sei arrabbiato puoi usare le parole, così capisco meglio e posso aiutarti”.

E lui:

“Cazzo”