Il nostro è stato un matrimonio in spiaggia e non covenzionale.

Abbiamo scelto di non sposarci in Chiesa ma davanti al mare per diversi motivi. In Chiesa non ci andiamo mai e sì che dev’esser bello e pure emozionante attraversare una navata con l’organo che suona, ma non essendo frequentatori di Chiesa e nemmeno così tanto credenti, abbiamo lasciato perdere.

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Il mare invece, nella nostra relazione, è stata una costante, fin dall’inizio. Ci siamo conosciuti in barca. Abbiamo vissuto in paesi di mare.

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Il nostro rapporto è stato a volte calmo, altre volte agitato e tempestoso. Come il mare insomma.

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Matrimonio in spiaggia:

Quindi la decisione di sposarci in spiaggia, oltre che esotica, è stata anche un po’ poetica.

E per completare la cornice ho deciso di arrivare dal mare, anziché dalla terraferma. In braca, con un chitarrista hippy che suonava. (Ubriaca.)

Anziché un prete o un sindaco c’erano due amici che hanno celebrato la cerimonia.
Anziché il rito religioso abbiamo fatto il rito della sabbia.

Cos’è il rito della sabbia?

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Il rito della sabbia è un rito simbolico e prevede che gli sposi inseriscano contemporaneamente, tramite due vasi, della sabbia all’interno di un terzo vaso più grande. La sabbia così si amalgama e questo rappresenta la futura vita insieme. Il vaso più grande può essere chiuso e tenuto come ricordo di questo giorno speciale.

Poi ci siamo scambiati le fedi, in titanio.

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Alla fine della cerimonia prima del tramonto abbiamo salutato il sole facendo volare in aria dei palloncini bianchi.

Trovo che il matrimonio sia un’istituzione più che un bisogno della coppia. Perciò non volevo niente di formale e tradizionale, visto che ogni famiglia è un piccolo pianeta, a gestione autonoma. E forse più riesce a staccarsi dalle convenzioni, più ha la possibilità di funzionare bene.