Secondo me l’amore divide le persone in due categorie.

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L’amore, i contabili e i kamikaze.

I contabili sono quelli che pesano, dosano, misurano.

Sono quelli che vivono le emozioni con la stessa razionalità con cui si struttura un business plan e come il commercialista calcola imponibile iva e supercazzole.

Sono quelli che battono in ritirata prima di farsi male. Quelli che hanno un cervello che quando sente aria di innamoramento non va in tilt, ma continua a ragionare e a funzionare. E se la situazione è impossibile o ad alto rischio, si tirano indietro.

Sono quelli che flirtano senza arrivare al dunque, perché il dunque è compromettente e pericoloso.

I contabili creano relazioni ma si tengono ai margini delle stesse. Son quelli che non corrono per non sudare e non giocano per non farsi male.

Sono quelli che sono fidanzati ma tradiscono. Per non impegnarsi troppo, per sentirsi sempre un po’ liberi e sicuri.

Purtroppo, nonostante tutti questi calcoli e misure di sicurezza, anche i contabili soffrono. Soffrono quando le storie finiscono e soffrono perché non sono riusciti a trattenere l’amore: avevano paura di bruciarsi, ma alla fine si sono scottati ugualmente.

Dall’altra parte ci sono i kamikaze. 

I kamikaze sono quelli che quando sentono puzza di dramma sentimentale si buttano, senza pensare alle conseguenze, con la scusa che meglio un giorno da leoni che cento da pecore. Certo, un giorno da leoni e tutti gli altri  dall’analista.

I kamikaze sono ottimisti. Sono quelli che pensano che l’altro li snobbi perché ha paura di innamorarsi e non prendono minimmente in considerazione l’idea di non piacere. O che comunque l’altro abbia altro da fare.

Prima o poi anche il kamikaze si farà male ed è il primo a saperlo. Ma dai suoi sbagli non impara mai.

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L’amore è un folle sentimento, ma stare bene nei rapporti – stare bene e basta – è ampiamente sottovaluto. Forse perché non è così semplice come sembra.