Tutti cercano la felicità. In pochi la trovano.

 

Credo che il problema sia legato alle aspettative.

La felicità non può essere un punto d’arrivo, perché nella vita non ci sono punti d’arrivo. Eccetto uno, che è definitivo.

La vita è un flusso continuo di cambiamenti. Costanti. Ciclici. Improvvisi.

La vita è talmente veloce – soprattutto nei momenti felici – che la felicità, per essere costante, deve diventare un modo di vedere il mondo, uno stile di vita.

Le persone vogliono essere felici senza saper essere tristi.

Che non è del tutto sbagliato, ma a volte per essere felici, occorre passare per un po’ di tristezza.

Mi vengono in mente quei genitori che cercano di evitare qualsiasi tipo di frustrazione – anche quelle sane – ai propri figli perché non vogliono vederli tristi o arrabbiati. Poi però questi bambini quando da grandi si troveranno davanti ad una della tante porte che sbatte in faccia la vita, non saranno preparati. E si sentiranno fragili e infelici. Come si fa gli anticorpi per l’influenza, occorre anche imparare a gestire piccole frustrazioni, per non trovarsi impreparati davanti alla vita

Per imparare ad essere felici, bisogna conoscere ciò che sta al suo opposto.

Conoscere un po’ di infelicità per conoscere se stessi e imparare ad uscirne.

Si può essere bravi a schivare l’infelicità, ma a volte, si rimanda solo un dolore, che è meglio affrontare subito.

Ci sono persone che evitano meticolosamente qualsiasi necessaria e fisiologica difficoltà.

Coppie che non si lasciano per evitare di soffrire, conducendo un’esistenza che ha più a che vedere con la sopravvivenza che con la vita. Decisioni che vengono rimandate, perché comportano perdite, difficoltà, fatiche.

Così la vita viene rimandata, posticipata. E con lei anche la felicità.

Solo chi sa nuotare, non affoga.

 

Immagina presa dal web