Guarda che sono due – La supermamma fa il bis:

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Avere due figli è felicità e distruzione (la tua e della casa). E’ un amore bellissimo. E lo dice una che era molto indecisa se allargare la famiglia e adesso vorrebbe il terzo.

Il secondo figlio è anche molto stancante e per non affogare occorre praticità, molta praticità ed organizzazione. Io ho trovato tanti consigli utili nel libro di Silvia Gianatti “Guarda che sono due – la supermamma fa il bis” .

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E sempre a Silvia ho chiesto tre consigli per sopravvivere all’arrivo del secondo figlio (lei che è molto generosa me ne ha dati quattro).

Tutto il resto potrete trovarlo nel libro: Silvia ha la capacità di mescolare praticità e ironia, con uno stile e una scrittura davvero brillante e veloce. Mentre lo leggi ti sembra di chiacchierare con un’amica (e io che la conosco vi assicuro che è davvero così).

Tre consigli per sopravvivere al secondo figlio. (Facciamo quattro):

  • par condicio

Ovvero come evitare che il primo diventi una iena e chieda il trasferimento del secondogenito in un’altra struttura

Se, come me, come tutte le mamme credo, siete abituate a scattare a qualsiasi richiesta di vostro figlio, mettete in conto che, quando arriva il secondo, non potrete da un giorno all’altro dire “aspetta” sperando che capisca, comprenda, che ora sono in due e quindi la mamma deve dividersi a metà. Col cavolo che sono disposti a dividerci. Quindi. O iniziate prima a dire “aspetta” e ad abituare il primogenito a non essere al centro del mondo e dell’universo (diciamocelo, è praticamente impossibile, ce l’abbiamo nel dna), oppure arrivato il secondo, per un periodo variabile che nel mio caso è durato tre mesi, mandate giù la parola “aspetta” e rispondete alle richieste come avete fatto fino al giorno prima. Quindi se ha sete, se deve andare in bagno, se vuole giocare con i lego, e voi guarda un po’ state allattando l’altro (o qualsiasi altra attività), scattate e rispondete. Perché il messaggio che deve arrivare è meglio che sia “ora c’è lui, ma per te non cambia nulla”. È ovvio che cambia tutto, ma, se possibile, facciamoglielo capire gradualmente.

  • Occhio alla piccolinitudine

Ovvero non trattate il primo da grande.

Anche qui, per lo meno, non subito. È naturale percepire il primo come grande, quando il nuovo arrivato è minuscolo. Ma se fino al giorno prima era lui il piccolo di casa, non può accettare di non esserlo più, “solo” perché è arrivato un bebè tra voi. Quindi, mettendo in conto un po’ di sana regressione che lo farà davvero tornare davvero un po’ più piccolo, armatevi di pazienza, guardatelo come piccolo, provate a non pretendere da lui che si trasformi automaticamente nell’ometto (o donnina) di casa. Rimane piccolo, è piccolo, ha solo qualche anno in più del nuovo arrivato. Ed è scontato, lo sappiamo tutte, ma la cosa difficile è ricordarselo in quei momenti di nervosismo, quando “il grande” ci fa impazzire per qualcosa che fa o che dice, soprattutto se di mezzo c’è anche “il piccolo”. Perché sì, ci sono e ci saranno sempre quei momenti, e ci verrà voglia di ricordargli che “ora lui è grande”. Non lo è. Mordetevi la lingua, e andate avanti.

  • Santa baby sitter

Ovvero come evitare che vostro marito (compagno, fidanzato) si dimentichi come sia stare con voi.

Se non l’avete mai avuta, se una serata fuori con il marito non era poi così necessaria prima (davvero?) è ora di inserirla. Santa baby sitter (o nonna, o vicina di casa, amica che passava per caso, quello che volete) che ogni tanto vi faccia prendere una boccata d’aria, fuori casa. Perché è bellissimo avere due figli e vedere due bimbi crescere insieme lo consiglierei a tutti, c’è un amore doppio che è difficile da spiegare. Ma anche la fatica è doppia. Per non parlare del bisogno di momenti per voi. Solo voi. (Be’, se possibile, aggiungerei al pacchetto anche un’uscita con le amiche, solo con le amiche). Insomma, staccate, ogni tanto. È un carica batteria che funziona e fa bene.

  • Una bella pacca sulle spalle

Ovvero è impossibile fare tutto bene, ma fa niente. Pretendere il giusto, abbiamo i super poteri, ma non siamo Wonder Woman.

Questo è il consiglio più difficile da seguire. Io non ce l’ho ancora fatta, sia messo agli atti. Diminuisce il tempo per noi, l’attenzione è divisa tra due, si è più stanche, probabilmente si lavora, le richieste sono continue, su tutti i fronti, vogliamo sempre dare il meglio. Va bene fermarsi, accettare che la cura monodirezionale che davamo al primo non è più possibile. E capire che forse va anche meglio così, anche per lui. Accettarsi e accettare. Prendendo quello che viene. Stiamo facendo del nostro meglio, no? Diciamoci brave, diciamocelo da sole o diciamocelo tra noi. Le amiche servono anche a questo. E si torna al punto 3. Ditevelo, uscendo.

Potrei andare avanti per mille altri punti. Ma la grafomania, in effetti, l’ho sfogata nel libro. Ho messo tutto lì. Tanti consigli di sopravvivenza. Con un unico messaggio finale: avere due figli è bellissimo, davvero.

 

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Se volete sapere gli altri consigli quindi leggete il libro!