A volte, addormentare un neonato nel suo lettino, può diventare un’impresa veramente ardua e frustrante.

Quando è nato Thiago ero ignara dell’universo bambini e pensavo che quando un neonato aveva sonno si sarebbe addormentato da solo. Che ingenua! Ero arrivata ad impiegare anche 45 minuti per farlo dormire e tutt’ora metterlo a letto è un lungo lavoro. Con Leon invece ho seguito da subito qualche accorgimento e devo dire che l’addormentamento è molto più semplice. Seguo la stessa routine da quando è nato e in pochi minuti, si addormenta nel suo lettino.

Prima di affidarvi a qualsiasi metodo però guardate vostro figlio e cercate di capire di che cos’ha bisogno.

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Come addormentare un neonato:

Io ho seguito prevalentemente tre consigli, dal libro di Tracy Hogg – il linguaggio segreto dei neonati  (credo sia l’unico manuale di puericultura con ottimi spunti da leggere):

Quando un neonato ha sonno solitamente manda dei segnali. Sbadigli, sguardo perso nel vuoto, agitazione. Leon ad esempio si gratta l’orecchio! Bisogna cogliere il momento perché se si aspetta troppo poi l’addormentamento diventa più difficile.

1- La routine:
La routine significa metterlo a nanna sempre alla stessa ora e prima di metterlo a dormire scegliere un rituale della buona notte. Il rituale serve per scandire il senso del tempo: se fate sempre le stesse cose lui sa cosa aspettarsi e dovrebbe addormentarsi più facilmente.
La mia routine, prima dell’addormentamento, era sempre la stessa: musica, avvolgimento nel joey pouch, ciuccio e lettino. Se piangeva lo prendevo in braccio e appena smetteva lo rimettevo giù. Avevo anche scaricato un’app sul telefono che riproduceva il suono nella pancia della mamma: l’applicazione si chiama white noise. La usavo anche in giro quando Leon iniziava ad innervosirsi: tutti si meravigliavano come quel suono lo calmasse e ipnotizzasse!

2- Cosleeping:

E’ un argomento molto dibattuto. Con Leon ho optato per il sidebed della Chicco. È un lettino che si aggancia al letto. E’ molto comodo da portare in viaggio, si abbassa la sponda e si aggancia al letto quindi basta allungare una mano per i risvegli notturni, ma simbolicamente ognuno ha il suo spazio. E’ pratico sia per la mamma che per il piccolo.

3- Swaddle:

Osservando Leon avevo capito che il riflesso di moro lo svegliava. Sussultava non solo ad ogni rumore, ma appena percepiva il vuoto intorno a sé sembrava che si spaventasse e si svegliava.
Così ho provato a fasciarlo e da subito ho notato che i risvegli erano diminuiti e l’addormentamento era molto più semplice. Documentandomi ho letto che i neolatini cercano il limite (lo spazio stretto che hanno sperimentato nella pancia per nove mesi) e che la fasciatura è un antico metodo per farli sentire contenuti e rassicurati.

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Il joey pouch è una copertina che arriva dall’Australia, di cotone traspirante che mantiene la giusta temperatura corporea. Avvolge e contiene e allo stesso tempo lascia la possibilità di movimento.

Devo dire che è stato uno dei regali che ho usato di più.
Ricordo notti con Thiago dove l’addormentamento era alla stregua di un esorcismo mentre con Leon – forse più predisposto, forse io ero più pratica- è stato molto meno faticoso.

Voi come addormentate i vostri bambini?