Credo che la gelosia per l’arrivo di un fratellino sia un passaggio inevitabile, tipo le malattie esantematiche che prima le fai e meglio è.
E in questo momento, noi, siamo nella fase acuta.
Acutissima.

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Adesso ho ordinato il libro “Che rabbia” dicono sia molto utile nella gestione e comprensione della rabbia, vi farò sapere.

 

Thiago all’inizio è stato molto contento dell‘arrivo del fratellino: le prime settimane sembravano un sogno, un idillio e poi… E poi è impazzito.
Io sicuramente avrò sbagliato qualcosa e il fatto che il papà sia lontano è un’ulteriore aggravante.
Thiago non ce l’ha con il piccolo – per ora – con lui è abbastanza amorevole, ce l’ha a morte con me. 
Credo che la gelosia sia nei miei confronti.
C’è da dire che prima dell’arrivo di Leon io gli ero dedita in modo assoluto: ora deve dividermi con un altro bambino e per lui questo è altissimo tradimento.
Quindi siamo passati dal “mamma io ti adoro” al “mamma sei brutta”, “mamma sei cattiva”, oggi addirittura mi ha detto: “mamma tu sei tanto cattiva!”.
Quando piange se provo ad abbracciarlo per consolarlo mi tira i pugni.
E’ grave manifestare gelosia per l’arrivo di un fratellino?
Credo sia peggio non manifestarla.
Lui ora sta buttando fuori la rabbia – meglio così piuttosto che tenere tutto dentro e poi nevrotizzare altrove – ma non è semplice mantenere un giusto equilibro tra ignorare i capricci e soddisfare le sue richieste di attenzione.
In teoria io dovrei aiutarlo a verbalizzare le emozioni, dare un nome alla gelosia, mantenendo la calma, ma non sempre ci riesco.
Tipo quando urla come un’aquila – e io sono stanca e ho mal di testa – dovrei dirgli, con tutta la calma del mondo: “amore lo so che sei arrabbiato, io ti voglio tanto bene, ma non si ottiene nulla alzando la voce”.Ho cercato anche di dedicargli del tempo da solo, ma le giornate sono di 24h e non sempre ci riesco.
Insomma mi sento come la coperta che da qualsiasi parte la tiri è sempre troppo corta.
Mentre allatto lui ha sempre un impellente e urgente bisogno da soddisfare.
Che gli sistemi un calzino o gli gratti il mignolo del piede sinistro, ogni scusa è buona per interrompere l’allattamento e centrare l’attenzione su di sè.
Ho capito che prima di pensare a Leon, devo sistemare lui: con un gioco che gli piaccia e soprattutto chiedergli se ha bisogno di qualcosa.
Non lasciare nulla al caso e non sempre funziona.
Mentre ero incinta e subito dopo la nascita, prima di andare a dormire gli leggevo dei libri che gli piacevano molto.
Poi ho traslocato, cambiato casa e fatto e disfatto le valigie seicentosessantasei volte e non ricordo più dove siano finiti.
Credo sia il caso di recuperarli.
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Questo libro illustrato “Aspetto un fratellino” Vilcoq Marianne, Babalibri – spiega la gravidanza, in un modo molto semplice. 
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“Giacomino e la nuova arrivata” Costetti, Rinaldini – Esserci: è un libro illustrato che racconta le emozioni, la gelosia per la nuova sorellina Emma. Nella storia Giacomino prova delle emozioni nuove che non riesce a gestire, combinando continuamente dei guai. La mamma ogni tanto respira e inspira per ritrovare la pazienza. L’ho trovato molto utile nella spiegazione di emozioni e sentimenti come la gelosia: grazie all’identificazione con il protagonista il bimbo riesce a vedere se stesso e (forse) anche a comprendere meglio i propri vissuti.   
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“Un bimbo tra noi” Masaracchia, Taschner – Bonomi Edizioni –  ho iniziato a leggerglielo subito dopo l’arrivo di Leon: spiega molto bene l’allattamento e i bisogni del neonato descrivendo la vita familiare dopo l’arrivo di un fratellino. Per un adulto il linguaggio può apparire ridondante, ma al bambino piace molto perché descrive dettagliatamente i bisogni del piccolo arrivato. Può sembrare ripetitivo e scontato spiegare così bene allattamento, bisogno di vicinanza alla mamma e accudimento, ma sicuramente un bambino piccolo non può sapere che un neonato ha bisogno di mangiare in un certo modo, di sentire la vicinanza della mamma, etc. E vedere che quello che succede a lui succede anche al protagonista del libro aiuta ad accettare ed elaborare il proprio vissuto.