Lo Spagnolo è una lingua facile per gli italiani, infatti più o meno, quando le persone mi parlano, capisco quasi tutto.
Il problema è esprimersi.

Perché tu puoi capire tutto, ma se non riesci ad articolare un pensiero, soprattutto quando devi sbrigare cose burocratiche – finché vado al bar o al supermercato ce la posso fare – è frustrante.
Poi per me che sono logorroica vedere quell’espressione nel volto dell’interlocutore tipo “non ho capito niente” è tristissimo.
L’altro mio immenso deficit è il senso dell’orientamento alla guida.
Non è pervenuto. 
Sbaglio continuamente strada, mi perdo e mi innervosisco. 
La verità è che per imparare cose nuove occorre sbagliare.
E le persone, a un certo punto, cercano di ridurre al minimo gli sbagli, soprattutto quando invecchiano. Come se sbagliare da adulti fosse fuori legge.
Conosco persone che restano in relazioni insoddisfacenti, mantengono amicizie inutili e lasciano andare treni dalla destinazione sconosciuta perché nel cambiamento c’è l’incognita dell’errore, che fa più paura dell’infelicità.
Se l’abitudine è necessaria, rassicurante e il margine d’errore è minimo a volte le abitudini vanno abbandonate, per piacere o per forza.
Imparare lo spagnolo, imparare nuove strade e imparare a sbagliare di nuovo. 
Una volta ero una sbagliatrice seriale, ma da quando sono diventata genitore mi un po’ irrigidita. 
E credo di aver perso per strada l’abitudine di sbagliare con leggerezza, farmi una risata, voltare pagina con la scioltezza con cui si sfoglia una rivista e mettermi in gioco.

E’ arrivato il momento di riprovare l’ebrezza di perdersi e ritrovarsi.