Su Elle di settembre ho letto un interessante articolo sul rapporto tra dieta, longevità, cibo e malattie.

Secondo Luigi Fontana, prof. di nutrizione all’Università di Salerno e alla Washington University di S. Luis in USA, per vivere più a lungo (e meglio) è necessario ridurre l’apporto calorico.

Sempre secondo il professore, diversi studi hanno dimostrato che riducendo l’introito calorico del 30/40%  – ma con la giusta quantità di vitamine e minerali – si vive il 50% degli anni in più.

Esiste anche una spiegazione “atavica” per questo fenomeno.
I nostri avi attraversavano periodi di carestie: c’era poco cibo e non ci si riproduceva per non far morire di fame i figli.
Quindi, per una specie di autoconservazione naturale, il DNA andava in stand-by: rallentava l’invecchiamento quando il corpo non riceveva cibo per far sì che quando sarebbe tornato ad alimentarsi (e a riprodursi) il patrimonio genetico non si fosse deteriorato.

L’articolo prosegue spiegando che:

-un eccesso di proteine animali per l’organismo non è salutare, farebbe aumentare i valori di IGF-1: responsabile nei tumori al seno e alla prostata in età fertile.

– molte malattie (tipo il diabete di tipo 2) sono ereditarie, ma si possono prevenire con una corretta alimentazione.

Quindi ognuno dovrebbe essere a conoscenza delle malattie presenti nella propria famiglia e seguire una dieta “secondo il proprio DNA”.

Ovviamente tutto è da prendere nelle giuste dosi, nel senso: sei ossessionato dall’alimentazione per vivere a lungo e in salute, ma proprio mentre te ne vai dal verduraio di fiducia ti cade una tegola in testa e ciao. Un’immagine grottesca, ma eloquente: puoi dirottare il destino fino ad un certo punto.

L’articolo comunque mi è piaciuto molto e ora lo citerò ogni volta che qualcuno, osservando una porzione di vedura o frutta, ti dice “ma che stai a dieta? Non ne hai bisogno!”

Oppure chi crede che i carboidrati siano il male e si sfonda di proteine pensando di mangiar bene.