Donne che lavorano: gli uomini non riescono a gioire per il successo delle loro donne.

Donne che lavorano: gli uomini non riescono a gioire per il successo delle loro compagne.

 

Questo è ciò che è emerso da uno studio dell’American Psychological Association: l’autostima dei maschi si sente minacciata quando la propria donna eccelle nel lavoro.

“Ha senso che un uomo possa sentirsi minacciato se la sua ragazza lo supera in qualcosa che stanno facendo insieme” ha detto l’autore dello studio, Kate Ratliff, ricercatore dell’Università della Florida. “Ma questa ricerca ha mostrato che gli uomini interpretano automaticamente il successo della partner come il proprio fallimento, anche quando non sono in diretta concorrenza.”

Pare non sia nemmeno un problema degli americani, visto che i risultati sono stati simili in altri due studi condotti nei Paesi Bassi.
Uno di questi l’Olanda, paese che vanta uno dei più piccoli divari di genere nel lavoro, nell’istruzione e nella politica, secondo il Gender Equality Index delle Nazioni Unite.

I ricercatori hanno scoperto che non importava se i successi erano di tipo sociale o intellettuale, indipendentemente dal contesto, gli uomini inconsciamente si sentivano peggio quando la loro partner otteneva successo.

Donne che lavorano e uomini “gelosi”:

Questo articolo mi ha colpito molto, perché apre una serie di riflessioni.
Ho pensato alle mie esperienze e quelle delle amiche.
Con qualche compagno avevo vagamente intuito che non facesse proprio i salti di gioia di fronte ai miei salti di gioia.
Come se il successo mi allontanasse dalla relazione.
A volte è capitato che un impegno di lavoro mi portasse lontana o comunque più assente, e quindi sì, in quel caso qualcuno ha borbottato, ma mai in modo patologico.
E infatti anche nella ricerca non emergono reazioni patologiche.
Si sentivano solo peggio.
Alcune amiche,  nella stessa situazione mi hanno raccontato che i loro compagni erano felici ma sembravano anche un po’ infastiditi. Forse gelosi, perché la felicità delle loro partner dipendeva da altro. Come se l’indipendenza di una donna facesse sentire l’uomo più fragile.  
Devo dire che ho conosciuto anche uomini felici dei successi delle loro donne. Felici e basta.
Voi cosa ne pensate?
2016-03-10T12:12:57+00:00

13 Comments

  1. dr.ssa lara franzoni 04/09/2013 at 20:50 - Reply

    mi hai fatto venire in mente una telefonata con una cara amica di qualche giorno fa. mi raccontava cosa non andava, ma non si capiva bene. finchè non mi ha detto che le cose sono iniziate ad andare male quando è andata per qualche settimana all’estero per lavoro, una cosa felice e fondamentale per lei…

    • Elena J 05/09/2013 at 12:08 - Reply

      Forse si può distinguere la lontananza (lavoro all’estero) e il successo in senso stretto.
      Nella ricerca dice solo che si sentivano “peggio”, sarebbe interessante andare avanti con le ripercussioni sulla relazione!

  2. Sandra 04/09/2013 at 21:57 - Reply

    Credo e soprattutto temo che sia spesso vero, ma per fortuna o per acume mio, non nel mio caso. Mio marito è il mio primo fan, sostenitore, procacciatore di generi di conforto quando sono presa da progetti ambiziosi. E’ arrivato a dirmi che si sarebbe sobbarcato la mia parte di faccende domestiche, che son già per altro condivise, in un periodo in cui ero “sotto data” col romanzo che stavo scrivendo.
    Tu parli di una felicità causata da qualcosa in cui il partner con centra, questo tra le cause della mancata partecipazione alle gioie professionali altrui. E’ una giusta analisi, ma l’amore dovrebbe, tra le tante cose, comprendere anche la somma condivisione della gioia.
    In ogni caso, che sia amore o amicizia, da tempo penso che sia più facile condividere le sfighe che non le cose belle, quando il rapporto non è ben bilanciato, perchè le disgrazie altrui presuppongono spesso un malsano “almeno non è capitato a me!”
    Argomento spinoso questo, sarò contenta di leggere gli altri commenti, grazie.

    • Elena J 05/09/2013 at 12:13 - Reply

      Infatti, ho pensato la stessa cosa.

      Forse ci sta sentirsi “peggio” (testuali parole della ricerca) nel senso aver paura che il successo possa allontanare la compagna, quello che secondo me sarebbe grave, che allo stato d’animo corrisponda un comportamento negativo.
      Della serie cerco di “distruggerti” da un’altra parte.
      Nel senso che uno può essere momentaneamente disorientato, poi reagire supportando. Non so ipotesi.

      Grazie per il tuo commento e complimenti per il tuo compagno!

  3. Ferruccio Gianola 05/09/2013 at 9:46 - Reply

    Io sono geloso e dopo il primo momento di gioia per il suo successo, subentra un po’ di “invidia” mica semplice da gestire

    • Elena J 05/09/2013 at 12:13 - Reply

      Secondo me ci può stare, l’importante è saperla gestire l'”invidia” 🙂

  4. mammadeinchina 05/09/2013 at 13:31 - Reply

    Queste riflessioni sul genere maschile sono un po’ “angoscianti”, e purtroppo perchè sono abbastanza vere.
    Certo non si può generalizzare, ma credo che sotto sotto gli uomini siano ancora poco preparati ad avere accanto una donna che si concentri in primis sui propri successi e sulle proprie ambizioni. Magari la donna in carriera, intraprendente, è una figura che li affascina, ma poi nella loro quotidianità hanno bisogno di una figura che si prenda cura di loro (anche se molti non lo ammetteranno mai!!!), e sicuro la carriera ostacola in questo. Non so se poi subentri anche il fattore competitivo, ma non voglio dilungarmi. Credo che in genere il successo di lei faccia emergere le insicurezze di lui. Poi sta all’intelligenza di ognuno capire le ambizioni della propria donna e mettersi un po’ da parte, sostenendola nei suoi successi.

    • Elena J 07/09/2013 at 13:05 - Reply

      eh sono cose che penso anch’io, apparentemente sembrano luoghi comuni, in realtà forse gli uomini non sono così pronti per delle donne di successo 🙂

    • Gianluca Festa 20/10/2013 at 13:20 - Reply

      Io , da uomo , credo che questo sia cuasato dall’ancora forte “maschilismo” che regna , nonostante i cambiamenti che ci sono stati. Un maschilismo degli uomini ma anche delle donne. Io non me ne intendo di psicologia ecc… ma penso che sia ancora un riflesso del mito del principe azzurro. Lui la conquista perchè è sempre più di lei in tutto ( altezza , le spalle larghe che la stringono e , nondimeno , la carriera che può dare a lei sicurezza e solidità in vita). E questa tendenza a cercare un uomo che sia “più di te” regna anche fra le donne ; come capita anche che lui , sentendosi frustrato e non più “un vero uomo con le palle” , si distacchi da lei.

      Spero di non essermi espresso male.

    • Elena J 20/10/2013 at 13:22 - Reply

      Applausi per questo commento. Il maschilismo non è solo negli uomini, ma anche (molto spesso) nelle donne.

      Grazie per essere passato!

    • Gianluca Festa 21/10/2013 at 8:49 - Reply

      Puntualizzo. Lasciando stare la metafora del principe azzurro. Un uomo non può ancora permettersi di avere una donna in carriera , perchè è lei stessa a non apprezzare veramente (tranne qualche raro caso) chi le sta vicino , se non è qualcuno di “straordinario”. Ed è un meccanismo che ha sempre dominato le relazioni anche se , fino ad oggi , la sensazione di insicurezza e di inferiorità la provava generalmente lei. Purtroppo più che una questione di maschilismo mi sembra che sia psicologicamente neutra -> “Lui Lei è questo , fa questo e io invece ? “.

  5. Mamaspice 10/03/2016 at 15:57 - Reply

    Purtroppo e’ vero. Anche mio marito, che fa il 95% dei lavori di casa senza lamentarsi e’ molto infastidito quando la mia attenzione non e’ al 100% su di lui. Una cosa proprio viscerale. Gli uomini si devono sentire al centro dell’universo: o di una donna, o di una madre, o di una compagnia o di un governo. Io do’ la colpa al testosterone perché’ come scaturisce da questo studio forse non e’ tutta colpa della cultura. O forse dobbiamo aspettare ancora un centinaio di anni e fare ancora tante lotte. Io non demordo.

    • Elena 14/03/2016 at 11:12 - Reply

      Secondo me la cultura si propaga attraverso i geni. Cioè lui vive in una cultura di parità, ma forse non è cresciuto in una futura (ai tempi dei suoi genitori) dove c’era la stessa parità di oggi. Quindi davvero ci vogliono 100 anni di lotte per questo.

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