Difficoltà di una mamma libera professionista

Quando si parla delle difficoltà di una mamma libera professionista gli animi si scaldano sempre.

Ieri sera sono stata a prendere l’aperitivo con due amiche di vecchissima data.
Parlavamo del più e del meno, di lavoro, del governo, della vita.
Loro non hanno figli e io raccontavo, di come è difficile conciliare la vita di una che lavora come libera professionista con l’essere mamma.
Abbiamo quasi litigato.

mamma-libera-professionista

 

Ciò che mi ha fatto incazzare di più è che non capivano che in Italia per una mamma libera professionista lavorare senza aiuti è quasi un hobby.
Dicevano che era normale andare a pari o in perdita all’inizio, che la vita del libero professionista è così e se la si sceglie bisogna accettarne le condizioni.

Non gli passava minimamente per la testa che in Italia le mamme non sono tutelate, aiutate e se libere professioniste ancora meno.
E non deve essere normale, secondo me, lavorare per andare in perdita perchè hai un figlio e una collaboratrice domestica che in regola, costa più di quanto guadagni.
Parlo nello specifico del mio lavoro, in cui spesso gli appuntamenti sono fissati al sabato o a orari extrascolastici e quindi l’asilo non ti risolve la vita.

E’ agghiacciante pensare che questa mentalità sia talmente radicata da essere considerata normale, quando di normale non c’è proprio nulla perchè basta leggere i blog e le storie delle famiglie che vivono all’estero per rendersi conto che noi siamo il fanalino di coda sulla tutela del lavoro delle donne e soprattutto delle mamme.

Voi cosa ne pensate?

Essere mamma è meraviglioso, anche se l’Italia non ci aiuta.

2018-09-26T23:34:42+00:00

107 Comments

  1. terise 29/04/2013 at 16:58 - Reply

    penso che nn sia necessario essere mamma per capire quello che dici … cambia amiche 🙂

  2. Leyla 29/04/2013 at 17:03 - Reply

    Che le donne non siano tutelate nel mondo del lavoro in generale non posso che essere d’accordo!Ricordiamo che ci sono ancora moltissime realtà nelle quali la donna di una certa età non viene assunta perchè si ha paura che faccia un figlio e vado in maternità,e la mamma non viene assunta perchè potrebbe spesso essere assente a causa del figlio.E questa è la triste realtà.

    Per quanto riguarda il fatto di lavorare come libero professionista,però,io do ragione alle tue amiche.La gavetta c’è per tutti,il periodo iniziale difficilmente è in guadagno,ma piuttosto in perdita.I sacrifici per portare avanti una propria attività sono tanti,sia per uomini che per donne,con figli ancora di più.In questo caso,infatti,non vedo quale sia la discriminazione.Se si agevolassero le donne a scapito degli uomini,questa sarebbe una discriminazione.
    Poi i figli si fanno in due e quindi nelle famiglie nelle quali papà e mamma si occupano dei bambini al 50% la difficoltà c’è per entrambi.
    Questo per dire che non penso che le donne debbano essere per forza agevolate in questo campo perchè se una donna è mamma è anche vero che un uomo è papà,e,magari non è così per tutti,ma per fortuna ci sono famiglie in cui i papà fanno tanto quanto le mamme.

    Se vogliamo parlare di quanto questo per te possa essere difficile allora ti dico che ti capisco al 100%!Già senza figli deve essere una bella faticaccia,figuriamoci con un bimbo.Quindi tu sei stata coraggiosa ad intraprendere questo percorso,ma è anche vero che sapevi a cosa andavi incontro e penso che all’inizio per tutti sia così.
    Di certo non devi farti buttare giù all’inizio perchè prima di avviare uno studio un po di tempo ci vuole,ma se ci si riesce le soddisfazioni sono tante!

  3. Leyla 29/04/2013 at 17:05 - Reply

    Ah e aggiungo:meglio non commentare la scelta lavorativa della tua amica.Ora come ora ci sono persone che ucciderebbero per un lavoro e lasciarne uno perchè “non ne vale la pena” mi sembra da pazzi ed anche un po da immaturi e superficiali.

    • Elena Jane 29/04/2013 at 21:12 - Reply

      Credo che la mia amica abbia fatto bene, se devi lavorare per qualcuno che non ti garantisce le sicurezze di un contratto allora meglio fare altro.
      Ho sottolineato la sua situazione perchè se da una parte una persona si licenzia perchè non ha più sicurezze perchè dovrebbe andare a lavorare una mamma per pagare una tata?

    • Leyla 29/04/2013 at 22:31 - Reply

      Capisco che questi sono punti di vista.
      Per rispondere alla tua domanda io dico:sono scelte.
      Nessuno ti costringe a prendere una determinata strada,sei tu a decidere cosa sia poi meglio per i tuoi bisogni.
      Non si può paragonare un lavoro con un contratto con la libera professione perchè ogni lavoro ha i suoi pro e i suoi contro.

      Però,scusa,è ben risaputo come sia esercitare la libera professione.Non ci sono orari precisi,se non quelli che ti crei,all’inizio bisogna costruire tutto da 0.Come si potrebbe aiutare una mamma?
      Se uno non pensa che questo tipo di professione possa coincidere con il fare la mamma,semplicemente può non farla.
      Scusa il ragionamento semplicistico,ma alla fine per come la penso io funziona così.
      E’ inutile fare delle scelte ben consapevoli di cosa si va incontro e poi lamentarsene e dire che non ci sono abbastanza tutele.Nella libera professione tutte le cose negative,come quelle positive sono sulle tue spalle.

      Poi se tu hai scritto questo post come sfogo personale,pensando che forse per te sia meglio lasciare il lavoro,in questo caso la cosa è molto soggettiva e la scelta dipende da persona a persona,di certo non ti giudicherei per questo.

  4. Fede VdP 29/04/2013 at 17:10 - Reply

    Bell’argomento, anch’io ho scritto un post su famiglia e lavoro. Che dire… è un casino. Mia moglie preferirebbe andare a lavorare anche se andasse pari e patta con quello che guadagna. Perché dice che se esci dal lavoro poi non ci rientri più e lei di fare la mamma full time non se la sente. Sono punti di vista. Sicuramente un asilo nido ti abbatterebbe un po’ di costi rispetto a una baby sitter, ma col tuo lavoro non è fattibile. La fregatura è che, come sempre, le tutele ci sono per chi è assunto/a, mentre per i liberi professionisti (come te, me e mia moglie) non ci sono aiuti, ma solo fregature. E’ questo il vero problema. Ci sono più costi che guadagni.

    Il welfare italiano sicuramente non aiuta. La flessibilità è una parola ancora sconosciuta. Poi le battaglie sindacali & co. vanno sempre a difendere chi il posto fisso ce l’ha già mentre i liberi professionisti chi se li fila? E quasi sempre aprire la partita Iva non è una libera scelta, ma un obbligo se si vuole lavorare.

    Piangersi addosso però non serve, come non serve lo scontro assunti vs liberi professionisti. Bisogna inventarsi qualcosa. Magari re-inventarsi anche un lavoro. Facile a dirsi certo, ma poi… Ci vorrebbero gli asili h24, come in America. O almeno ad orario prolungato. Ne apriamo uno? 🙂

    Non incazzarti con le tue amiche, quando toccherà a loro capiranno.

    Scusa il commento fiume

    • Elena Jane 29/04/2013 at 21:28 - Reply

      Prima del welfare italiano io penso che l’italia dovrebbe pensare alla trasparenza, a chi si fa fare un’assunzione fasulla e poi chiede la disoccupazione e ci campa per otto mesi (e magari lavora in nero).

      Comunque con il tuo commento a fiume ho capito che siamo sulla stessa lunghezza d’onda…

    • Anonymous 21/09/2014 at 0:48 - Reply

      Beh…Io sono psicologa e lavoro come libera professionista. Ho fatto la domanda all’asilo nido comunale e mia figlia è stata presa. Certo non mi risolve completamente (per via degli orari) , ma mi aiuta comunque molto. Le tue care amiche non sanno nemmeno la fortuna che hanno con un lavoro dipendente. Maternità tutelata…che per noi è un miraggio. E’ vero pure che per noi la gavetta è infinita….quindi anche il discorso sulla gavetta che devono far tutti è molto superficiale.
      Detto ciò ….Ci siamo dentro…Che dobbiamo fare?? E faticoso, ma è il nostro lavoro

  5. M di MS 29/04/2013 at 18:24 - Reply

    Tema complesso.
    Innanzitutto, spazziamo via i commenti delle tue amiche. Quando avranno figli ti diranno “Ora ho capito!”. Fino ad allora meglio evitare l’argomento.

    Secondo me il vero problema in Italia è l’eccessiva tassazione, anzi la spremitura a freddo delle partite IVA, sia per quanto riguarda le tasse sia i contributi, veramente eccessivi. Questo sega le gambe a chiunque, figurati ad una mamma che deve pagare la baby-sitter.

    Scoccia ammetterlo, ma tutto dipende da quanto state bene in famiglia. Se tuo marito ha le spalle larghe per permetterti di lavorare senza imputare alla tua contabilità (anche in modo teorico) le ore di baby-sitter. Qui sta il vero punto, nella fattispecie.
    Perchè se una ama così tanto il suo lavoro da soffrire per non poterlo esercitare allora non lavorare è una forte menomazione e le spese sono da considerarsi “investimenti” per il tuo futuro.

    Che ne pensi?

    • Elena Jane 29/04/2013 at 21:29 - Reply

      Infatti si arriva al punto che per un lavoro come il mio farlo è quasi un hobby…

  6. 29/04/2013 at 18:47 - Reply

    La penso come te, da ex libera professionista, ora mamma full time, domani chissà.

  7. Moky 29/04/2013 at 20:02 - Reply

    Ho sempre lavorato in proprio, quindi ti capisco in parte, il bambino io l’ho sempre tenuto con me, quindi dovevo rendere sul lavoro pur badando al bambino, alla sera arrivi con i nervi a pezzi e insoddisfatta. Col secondo bimbo avevamo un lavoro complicato che non riuscivo ad insegnare a nessuno in breve tempo e per sostituirmi solo 5 mesi, così ho lavorato fino allo stesso giorno del parto fino alle 15. la notte ho partorito, sono stata 3 giorni in ospedale al quarto ero già al lavor col bimbo accanto a me, x 8 ore al giorno, se nn di più. Sono sacrifici, sia fisici che mentali.

    • Elena Jane 29/04/2013 at 21:32 - Reply

      Spesso devo scrivere delle relazioni e questo lo faccio a casa. Bello eh, ma da una parte faccio fatica a concentrarmi dall’altra c’è la creatura che vuole giocare, che mi chiude il computer e vabbè…

  8. Anonymous 29/04/2013 at 20:37 - Reply

    Sono una delle 2 amiche……..vorrei chiarire una cosa….nessuna ha detto che non sia facile lavorare con un figlio, anzi, ammiro chi lavora a tempo pieno e riesce anche a stare dietro ad una famiglia.
    Non ho figli ma sono circondata da amiche con figli, ho un nipote e vedo quanto sia difficoltoso stare dietro a tutto ma putroppo, se si vuol vivere e arrivare a fine mese, nella maggior parte dei casi, è un obbligo lavorare. Se una persona ha le possibilità di non lavorare e stare con i propri figli, FA BENISSIMO!!!!! So cosa vuol dire il lavoro da libero professionista, entrambi i miei genitori lo sono stati, tassati allo sfinimento ma il dipendente non ne paga meno, lo garantisco. In ogni lavoro ci sono i pro e i contro, ognuno è libero di decidere e seguire la propria strada.
    Non credo di essere una sprovveduta e ho parlato con l’esperienza di chi ha visto e lavorato ormai da 20 anni, facendo anche 2 lavori per comprarmi casa. Capisco benissimo quello che dice Elena, purtroppo il mondo del lavoro è difficile, bisogna fare sacrifici, niente casca dal cielo, se si vuole intraprendere la strada da liberi professionisti, non è una passeggiata e, se non si hanno le spalle coperte, è davvero un’ardua impresa.
    Elena, tu hai ascoltato quello che volevi e tratto le tue conclusioni….per me è stato puramente uno scambio di opinioni da persone mature (???????) ma vedo che per te non è lo stesso, forse abituata a parlare con i tuoi simili di Milano. Noi amiche di paesello (dove tu hai vissuto per una vita) viviamo in un altro mondo……cara Elena, forse sei tu che vivi in un altro mondo.
    Claudia

    • Elena Jane 29/04/2013 at 21:07 - Reply

      Secondo me no perchè per chi è nella mia situazione spesso fare il lavoro per cui si è studiato una vita è un lusso o un hobby, questo non riuscivate bene a capire ieri, che in Italia c’è questa situazione che è assurda e la cosa peggiore è che nella testa delle persone sia radicata come “normale”.

    • Elena Jane 29/04/2013 at 21:19 - Reply

      Claudia la questione è che molte mamme non possono permettersi di lavorare per gli orari, la scarsa flessibilità, le tasse e tutto il resto per come sono le cose in Italia, non parlo solo di me, ma anche delle storie di tante mamme che sto conoscendo ultimamente, è questo che è agghiacciante e chi non ci passa non riesce a capire.

  9. ero Lucy 29/04/2013 at 23:32 - Reply

    Mi sento chiamata in causa 🙂 Come gia’ hanno scritto, si puo’ essere d’accordo con quello che scrivi, ma anche sostenere che tutto e’ implicito nei rischi della libera professione.
    In Italia se sei psicologo finisci a fare la libera professione, le alternative sono davvero poche. Uno psicoterapeuta lavora soprattutto il tardo pomeriggio e il sabato, proprio perche’ si adegua agli orari degli altri, se vuole alzare due lire, e va bene. Le tasse sono una mazzata e le tutele zero. Tutte cose che, per carita’, “prima” si sanno e metti in conto, pero’ ecco, il punto e’ che si da’ per scontato quello che ti hanno scritto, ti puoi permettere di fare la gavetta o di non lavorare per tre mesi (non so te, gli adolescenti a giugno magicamente guariscono perche’ i genitori non li portano piu’ in terapia) se stai con un marito che ha le spalle larghe. O, come diceva la mia amica, e’ una professione per ricchi. A me sto discorso urta i nervi, perche’ non deve essere cosi’. La realizzazione personale deve andare oltre la possibilita’ di appoggiarsi ad un marito che guadagna piu’ di te – o che comunque paga il mutuo. Ora che ho un figlio e facciamo i conti della serva per la qualsiasi cosa, anche io mi dico che se devo lavorare per pagare il nido o la baby sitter e’ inutile, perche’ non risolvendomi il problema, a sto punto mi cresco mio figlio da me. Questa e’ la situazione “normale” a cui tutti si sono assuefatti, ed e’ per questo che il welfare fa acqua da tutte le parti in Italia.
    Poi vabbe’, vieni qua e lavorano tutti duemila ore su ventiquattro e ti prende pure peggio, ma questo e’ un altro discorso. Scusa il commento fiume. Bacio.

    • Elena Jane 30/04/2013 at 10:20 - Reply

      Tutti d’estate quando vanno in ferie guariscono….!

      Aspetto allora di sapere come funziona lì a Miami per mamme e lavoro 🙂

  10. mammaspettacolare 29/04/2013 at 23:41 - Reply

    Da lavoratrice di una categoria che una volta era considerata “privilegiata” cioè quella dei lavoratori dello spettacolo ti dico.
    Ho pagato la baby sitter, da mamma single e senza nessuno della mia famiglia che viva nella mia stessa città.
    L’ho fatto, e francamente ne sono uscita stremata, al punto da dover rinunciare all’offerta di lavoro successiva.
    Te lo dico perchè il mondo del lavoro in Italia è semplicemente tarato su esigenze maschili, in generale, le donne sono svantaggiate, le mamme ancora di più.
    Se c’è soddisfazione personale, come nel caso che citi, l’ver studiato tanto, secondo me vale la pena tentare. Altrimenti, vale la pena cercare una valida alternativa.
    E non si tratta di libera professione o dell’essere dipendente, si tratta semplicemente di ridare al lavoro il ruolo che gli spetta. Quello di fornire guadagno e realizzazione.
    In bocca al lupo!

    • Elena Jane 30/04/2013 at 10:23 - Reply

      Come mamma single ti ammiro ancora di più perchè se è difficile in due da sola ancora di più.

      Anche sul fatto libera professione o dipendente sono d’accordo, io ho parlato nel mio caso specifico, ma sento spesso storie dove anche chi ha il posto fisso lo deve lasciare perchè incompatibile con gli orari della maternità, soprattutto i primi anni.
      Solo che in Italia se esci dal mercato del lavoro fai fatica a rientrarci, mentre in Inghilterra non è un problema.

    • mammaspettacolare 30/04/2013 at 19:19 - Reply

      Il problema in Italia è molto ampio, soprattutto, secondo me, perchè non abbiamo servizi adeguati.
      Da madre single posso dirti che se avessi trovato una e dico almeno una sola istituzione, dal Comune, alla Scuola, allo Stato in grado di aiutarmi, almeno di sollevarmi da qualche incombenza, non sarei ora a fare queste valutazioni.
      Io ho fatto di tutto per riuscire a realizzarmi nel lavoro, ho faticato, ho rinunciato a tante cose, e mi sono affermata per la fatica e per nient’altro.
      Ciononostante, non si capisce perchè, per il mondo delle Istituzioni italiane, io sono una madre qualunque, che può rispettare gli orari degli uffici pubblici, della pediatra, della dirigente scolastica ecc.ecc.
      Tutto ciò inevitabilmente ricade sul lavoro.
      E al lavoro non ho tolto nulla, proprio per non cadere nella trappola della “mamma” e prestare il fianco a discorsi tipo “ora che sei mamma….non è un mio problema, ecc”
      Risultato.
      Pochi soldi, molto esaurimento e una grandissima voglia di emigrare.

    • Elena Jane 01/05/2013 at 12:03 - Reply

      Una mamma che non ha una rete sociale intorno che la supporta e l’aiuta nella gestione del figlio ci rimette.
      O in lavoro o in sbattimenti.

      Sulla voglia di emigrare concordo anche se non è facile e così immediato (anche lì ci sarebbe un capitolo intero da aprire.)

  11. La solita 30/04/2013 at 8:15 - Reply

    Eccomi :D! Presente! Come mi ci ritrovo. Sono quella che lavora e va a stento in pari (e con il cambio del mio datore di lavoro – visto che di gara d’appalto in gara d’appalto al ribasso chi ci rimette sono i lavoratori – sto facendo i conti per vedere se comincerò ad andare in perdita, visto che lo stipendio è calato).
    Perché ho lavorato fino ad ora? Perché la maggior parte delle mamme mi ha detto che nei primi anni di vita del bambino è così, si lavora per mantenersi il posto. Il problema è che il grande ha sei anni, il posto è tutto fuorché garantito e lo stipendio invece che aumentare cala.
    Che dire? Non lo so, se non che sono seriamente incazzata e se mi azzardo a fiatare le risposte che ottengo sono: 1. mica te l’ho detto io di fare tre figli di questi tempi, 2. ringrazia che un lavoro ce l’hai.
    Che poi abbia studiato molto non gliene frega niente a nessuno: sono “solo” una mamma.
    Come dice @mammaspettcolare si tratta di ri-dare al lavoro il ruolo che gli spetta e alla donna una dignità che ancora non è riconosciuto nella società italiana.

    • Elena Jane 30/04/2013 at 17:46 - Reply

      Anche a me hanno detto la stessa cosa… che dovevo pensarci prima a fare figli.

  12. psicologiadicoppia.com 30/04/2013 at 8:22 - Reply

    cara elena,
    quello che mi stupisce di più è il fatto che un post sulle difficoltà nel conciliare lavoro -vita familiare anziché essere un classico, stimoli ancora commenti del tipo
    “Se uno non pensa che questo tipo di professione possa coincidere con il fare la mamma,semplicemente può non farla.
    Scusa il ragionamento semplicistico,ma alla fine per come la penso io funziona così.”
    Purtroppo la spiegazione più semplice è la più elegante. Ma non quella corretta.
    Fiumi di inchiostro vengono tutt’ora versati nelle ricerche per dire che le italiane sono le donne che lavorano il maggior numero di ore durante la giornata (lavoro + lavoro domestico + compiti di cura) ma sono quelle che guadagnano meno in tutta Europa.
    Tuttavia vedo che permane l’idea che :
    • lavorare ed avere dei figli è difficile e quindi bisogna scegliere
    • se fai la libera professione e hai dei figli in fondo te la sei cercata
    • la libera professione è una scelta
    • fare dei figli è un di più
    • la cura è della donne
    Cara elena, ti invito ad andare avanti perché difficilmente cambierà qualcosa fintanto che sono le donne le prime a pensare che avere un lavoro e una famiglia sia un lusso e non un diritto.

    Da una delle “tue simili di milano”

    • Leyla 30/04/2013 at 15:30 - Reply

      Ti rispondo in quanto mi sento presa in causa.
      Una cosa è se parliamo di un lavoro con un contratto,degli orari da seguire ecc.allora sono la prima a dire che la mamma va tutelata e purtroppo ancora non funziona così in Italia,all’estero non so.

      Se parliamo di libera professione,scusami tanto,ma è un altro conto.E’ intrinseco nella definizione che chi lavora in proprio non ha nessuno sopra di lui,decide i suoi orari,il tutto deve essere gestito dalla persona stessa,questo mi sembra banale.
      Che poi nella libera professione ci sia molta gavetta mi sembra banale pure quello.
      Poi potremmo dire che purtroppo in Italia è molto difficile e sarebbe vero,ma sia per uomini che per donne,però penso che esuli dal contesto.

      La libera professione è così:c’è la gavetta,c’è la responsabilità,ci sono gli orari da gestire,ma non c’è un capo nè un stipendio fisso che poi dipende da tanti fattori.
      Se una donna mi dice “non ce la faccio a fare la mamma e il mio lavoro” e se questa è una persona che ha scelto la libera professione io dico:”se pensi di non farcela,scegli un lavoro diverso”.
      E’ come la persona che dice odio lavorare il weekend e di sera e fa il cameriere,io gli rispondo se non si adatta alle tue esigenze cambia lavoro o trovane uno diverso.
      Non mi sembra ci sia niente di assurdo in questo ragionamento.

    • Elena Jane 30/04/2013 at 17:38 - Reply

      Se una donna deve smettere di lavorare perchè va in perdita è un problema suo, se diventa 1 donna su 5 (come lo è la situazione in Italia) è un problema dello Stato.
      Perchè significa che il sistema non regge.
      Le libere professioniste hanno molti costi, poche certezze e tanti rischi e se vanno in perdita smettono. Chi è dipendente e non ha un buon reddito e deve lavorare per pagare la baby e l’asilo smette.
      E’ la realtà di oggi se non hai aiuti.

      Ma non è un problema solo dello stato, è un problema di tutti: perchè se aumenta la disoccupazione diminuisce il PIL, non si pagano tasse, contributi e inps e non ci sono soldi per le pensioni.

      Visto che lo Stato è indebitato, non potrà creare nuovi posti pubblici, anzi credo ne dovrà tagliare parecchi, quindi chi può creare posti di lavoro, sono i liberi professionisti o le aziende.

      Se si tagliano le gambe a queste categorie sono posti di lavoro in meno.
      Potrei parlare per ore, l’economia, il welfare hanno meccanismi complessi che si ripercuotono su tutti.

      Cosa si potrebbe fare?
      Permettere di scaricare costi di asilo e baby sitter (come succede già negli USA), alcuni stati rimborsano il 70% di asilo e baby (nel senso che te li rendono), ma in Italia è impensabile.

      E la mentalità “è così” è un pensiero senza speranza e senza possibilità di cambiamento.
      La fine.

    • Leyla 30/04/2013 at 18:12 - Reply

      Se la metti sotto questo punto di vista allora io ti dico che sono d’accordo con te.Mi sa che noi stiamo parlando dell’argomento da punti di vista diversi.
      Che la libera professione sia dura e lo stato non aiuti,come ho già scritto,sono d’accordo,ma la difficoltà c’è per tutti,uomini e donne,con figli o senza e le cose dovrebbero cambiare per TUTTI.Non mi sembra giusto dire che la situazione è dura solo per le mamme,e da come hai impostato il post io ho capito che il discorso riguardava non la libera professione in generale,ma la libera professione per le mamme.E quello è un altro discorso.

      Scaricare i costi di asili e babysitter sarebbe una cosa molto positiva e civile e potrebbe essere un aiuto per tante famiglie.
      Ma ecco io dico per le famiglie:i papà e le mamme,non solo le mamme perchè sennò qui sembra che i figli non si fanno più in due e che i padri non debbano avere tutti i diritti delle mamme.
      Fortunatamente ci sono papà che fanno quanto le mamme,lo dico perchè sono realtà vicine a me,e loro devono essere tutelati quanto le mamme.

      Quindi ripeto,se tu mi fai un discorso di libera professione in generale solo d’accordo col tuo pensiero.

    • Leyla 30/04/2013 at 18:20 - Reply

      Aggiungo che con tutte le tutele che ci possono essere il lavoro del libero professionista sarà sempre quello e non ci vedo nulla di ingiusto solo una scelta di vita.
      Intendo che è normale andare in perdita all’inizio,in perdita o in pari ci va anche la persona senza figli perchè comunque è un lavoro senza certezze,così è e così sarà sempre.E’ la caratteristica di questi tipi di lavoro.Poi sarà l’abilità della singola persone che permetterà di guadagnare o meno.Ma di certo la certezza di orari e compensi non ci sarà mai.
      Per cui per me è una scelta,lo ribadisco.
      Se uno pensa che il gioco non valga la candela può decidere per percorsi differenti.
      La gavetta c’è dovunque anche in paesi molto più civili dell’Italia.

    • Elena Jane 30/04/2013 at 18:59 - Reply

      La gavetta l’ho fatta, ho fatto anche volontariato per donne maltrattate, è il sistema che affossa le famiglie più deboli.

  13. Vale - Bellezza Rara 30/04/2013 at 9:01 - Reply

    Cara Elena…argomento spinosissimo.
    Primo: le donne senza figli faticano a capire la vita delle mamme. E non c’è del giudizio in quello che scrivo: è proprio fisiologico, non si può capire. Io prima di avere Guia sapevo, ero sicurissima, che non avrei MAI lasciato l’azienda in cui lavoravo. Eppure.
    Poi non posso che concordare su tutto ciò che scrivi. Certo, è giusto fare un po’ di gavetta. Ma, appunto, UN PO’. Non anni e anni e anni. Ricordiamoci che sono pochissimi i Paesi in cui i tirocini non vengono praticamente pagati.
    Il punto secondo me non è nemmeno la tassazione: in Finlandia hanno un’aliquota uguale alla nostra, ma tutto funziona perfettamente, gli ospedali non si pagano, le medicine nemmeno e le scuole sono perfette scintillanti e bellissime…e tutto semplicemente perché le tasse, appunto, lì si pagano. Qua purtroppo si trova sempre un modo per non pagarle, ad ogni livello. E non c’è nemmeno la sensazione che sia un “peccato” non pagarle.
    Infine, in Italia non c’è rispetto istituzionale per il ruolo di mamma. La “mamma italiana” è quella che sta a casa. Basta vedere gli orari dei nidi e delle materne, completamente incompatibili con gli orari normali del 90% degli uffici.
    C’è ancora una marea di strada da fare purtroppo. Ma sono fiduciosa: l’Europa è diversa da noi, e nei Paesi che la “trainano” il ruolo della donna/mamma è ben diverso. Quindi speriamo che da noi qualcosa migliori!
    Un abbraccio!
    ps: ci sta discutere con le amiche…rivedetevi e bevetevi un moijto per fare pace 😉

    • Elena Jane 30/04/2013 at 17:40 - Reply

      E’ che purtroppo è una mentalità talmente radicata che non si riesce nemmeno a pensare ad un cambiamento. E’ così e basta. Poi assurda l’idea che sia normale e giusto andare in perdita.

    • Leyla 30/04/2013 at 18:25 - Reply

      Se si fa il libero professionista è infatti non normale o giusto,ma possibile andare in perdita.
      Poi tutto dipende dall’abilità di chi il lavoro lo fa.
      Una persona può anche andare in perdita perchè il suo lavoro non lo fa bene al di là di tutti i costi che ci possono essere.
      Poi se uno è bravo guadagna altrimenti sarebbero tutti a casa.
      Certo ci possono anche essere altri migliaia di motivi per cui una persona può essere in perdita.
      Non è questione di mentalità,questa è la libera professione:assumere rischi,fare sacrifici e forse vedere il risultato.

    • ero Lucy 01/05/2013 at 3:03 - Reply

      No Leyla, non e’ cosi’ facile. Io ero brava, avevo le mie soddisfazioni nell’aiutare i miei pazienti, ma essere psicoterapeuta a Roma significa avere un concorrente ogni tre km. E per accaparrarti i clienti devi limare sui costi, finche’ non hai un giro assicurato. Ripeto, e’ una professione in cui o lavori in proprio, o cambi mestiere. E posso essere d’accordo con te che se cosi’ non puo’ essere cambia lavoro, ma insomma, primo, allora che stamo a parla’ a fa’??, secondo, non mi risulta che l’Italia offra tutte queste alternative.
      Oh non e’ contro di te, e’ un confronto.

    • Leyla 01/05/2013 at 9:31 - Reply

      Lucy non preoccuparti,capisco che è solo un confronto ed io lo vedo come un confronto positivo.Vedo che questo post ha accesso un forte dibattito ed è una cosa positiva che tutti esprimano le loro opinioni.

      Che non sia facile lo capisco,soprattutto nel vostro settore la concorrenza è spietata,infatti,come ho scritto,i motivi di una perdita sono molti.
      Per quanto riguarda le alternative di lavori generici ce ne sono tanti,ma se mi dici che ora come ora non se ne trova nessuno beh allora ti dico che è così,sembra di voler stare sempre a lamentarsi,ma il lavoro adesso è oro.

      Se non ho capito male sei d’accordo con me sul punto che se uno non si sente pronto per questo tipo di lavoro dovrebbe magari cercare una alternativa.Questo era il mio punto.
      Poi non c’è nulla di male ha lamentarsi che è dura,perchè capisco che lo è,però la cosa che non mi sembra giusta è farla sembrare come l’ennesima discriminazione alle donne/mamme.
      Perchè alla fine in un lavoro del genere discriminazione non c’è perchè gestisci tutto da sola.
      Poi che la donna,soprattutto mamma sia tanto discriminata nel mondo del lavoro in Italia(ho speranza che all’estero non sia così!)è una triste realtà!

    • Elena Jane 01/05/2013 at 12:24 - Reply

      Poi guarda, forse non mi sono spiegata benissimo, perchè il mio era un discorso più ampio.

      Quando scrivo “si possono trovare degli escamotage” intendo anche le soluzioni che cita Vale di Bellezza Rara. Ad esempio pagando la tata in nero le spese si dimezzano (e non è un discorso solo per liberi professionisti, ma una cosa che possono fare tutti, se pensi che oltre la tata devi pagare anche un consulente del lavoro che ti calcola mav, contributi e ogni mese ti invia le cedoline) oppure si cerca di evadere le tasse.

      Quindi la mia non era una lamentela personale, io lavoro più che altro come psicologa giuridica, sono organizzata diversamente e ho meno spese, chi invece ha lo studio e riceve i pazienti solo lì ne ha di più e se ci aggiungi baby sitter si rischia di andare in perdita.

      La mia era più una lamentela politica-sociale sulla famiglia e in particolar modo iprimi anni di maternità, non strettamente personale!

  14. Silvia A. 30/04/2013 at 9:07 - Reply

    Cara Elena,
    Ho vissuto anche io in un paesello ed ora abito a Milano, come te. Lavoravo nello spettacolo come mammaspettacolare e ho dovuto rinunciare perché uscire alle 8:30 per rientrare alle 20:30 non è oggettivamente compatibile con la maternità, a prescindere dalla possibilità di pagarsi una babysitter (che per esempio potrebbe venire scalata dalle tasse in una percentuale significativa se si volesse agevolare le mamme e riesumare un po’ di lavoro nero sommerso, no? Legiferanti, ci sentite?). Ora sono in attesa di svezzare la mia seconda per poi trovare un altro lavoro, possibilmente compatibile, possibilmente che mi gratifichi.
    I problemi in Italia sono tanti, tantissimi, ma temo che il problema principale siano le persone, le teste.
    Come si può accettare per normale che una donna lavori in pari o un perdita per potersi “permettere” i figli: i figli non sono solo nostri, sono della società. Tutti siamo stati figli, remember? E una specie che non tutela i suoi cuccioli è votata all’estinzione, e forse c’è lo meriteremmo pure….
    Come si può ottenere un significativo cambiamento quando sono le donne le prime a non capire, per invidia, per competitività, per ignoranza o semplicemente per frustrazione?
    Claudia amica di Elena, no niente casca dal cielo, ma non si può neanche espiare una vita intera perché si hanno dei sogni, delle aspirazioni e anche dei figli! Il problema non è il paesello o Milano, il problema è allargare i confini della MENTE ad abbracciare realtà che a volte stanno appena appena al di là del confine (geografico, in questo caso).

    • Elena Jane 30/04/2013 at 18:41 - Reply

      sottoscrivo tutto, nello spettacolo poi gli orari sono assurdi e si lavora anche sabato e domenica, non direttamente ma capisco quello che racconti.

  15. Francesca 30/04/2013 at 9:45 - Reply

    Sai cosa ti dico? Non prendertela più di tanto con le tue amiche. Non capiscono, e se non vogliono avere figli non capiranno mai. E’ un dato di fatto, non una critica nei loro confronti.
    Io sono libera professionista e ho due fortune: mia madre che mi aiuta moltissimo con mia figlia e la possibilità di lavorare da casa. Quindi non ho spese di baby sitter ne’ di affitto.
    Qui in Italia e’ uno schifo e blablabla solite cose che non sto qui a ripetere e che ahimè sappiamo tutti.
    Pero’ una cosa mi sento di dirti con tutto il cuore: NON rinunciare mai ai tuoi sogni e alle tue ambizioni. Se a fine mese vai in pari, non pensare “beh allora piuttosto sto a casa con mio figlio”. Non farlo, perché fra dieci anni quando lui sarà grande e si farà i fatti suoi, ti renderai conto probabilmente di aver perso un treno.
    Io faccio i salti mortali per poter dedicare a mia figlia due interi pomeriggi infrasettimanali, e gli altri giorni capita a volte che io vada a prenderla anche alle 20, ma ho cercato comunque di trovare un nostro piccolo equilibrio, che mi permetta di essere sia mamma che lavoratrice nel modo “migliore” possibile.

    • Elena Jane 30/04/2013 at 18:39 - Reply

      No guarda, ai miei sogni ci sto lavorando già da un pò.

    • ero Lucy 01/05/2013 at 3:06 - Reply

      Vabbe’ ma poi se una resta a casa non e’ che si aspetta che suo figlio resti incatenato a lei. Tanto piu’ se e’ una psicologa 🙂

  16. Anonymous 30/04/2013 at 17:27 - Reply

    Fai tutti questi bei discorsi sulla libera professione, sul lavoro, sulle tutele…e poi posti delle gran foto dei tuoi viaggi a Ibiza, in Messico, weekend al paesello (che poi qual è questo paesello???), della movida milanese… Racconti la tua vita con un tono del tutto snob e superficiale, con quel modo di fare tipico di chi ha tutto e si lamenta…”Sai che stress dover viaggiare di continuo? Sai che fatica dovere andare al paesello a rivedere la famiglia e i vecchi amici? Sai che devo anche pagarmi la tata, la donna delle pulizie, la ragazza che stira???” e poi ti lamenti di continuo sulla tutela che manca????
    Ma non è che tu stai cercando una scusa della serie:”Non posso lavorare perchè in Italia manca la tutela sul lavoro delle donne?”. Ecco, raccontale ai tuoi amiconi messicani ‘ste stronzate, perchè ci sono mamme che si fanno il culo tutti i giorni per mantenere un equilibrio tra lavoro e figli…e non certo si possono permettere, tate, viaggi e quant’altro.

    Prova a rifletterci su ogni tanto, invece di lamentarti.

    Viola’80

    • Elena Jane 30/04/2013 at 17:45 - Reply

      Il mio è un discorso generale, sulle donne e sulla situazione in Italia, rileggi bene prima di riversare la tua rabbia qui.

    • Anonymous 30/04/2013 at 17:59 - Reply

      Io ho letto benissimo e ho capito il tuo discorso, forse meglio di quanto tu avresti voluto, perchè dalla tua reazione devo avere proprio toccato nel segno.

      Io non ho nessuna rabbia, anzi, se lo hai dato per scontato solo perchè ti ho detto qualcosa che non volevi sentirti dire, dai l’impressione di essere un tantino superficiale e sbrigativa come psicologa.

      In ogni caso, quello che le tue amiche cercavano di dirti, è che per lavorare, per fare il lavoro per cui si è studiato e soprattutto, se tale lavoro richiede la libera professione, (anch’io sono una libera professionista) occorrono, tempo, impegno e soprattutto sacrificio. SACRIFICIO. Hai mai sentito parlare di questa parola?
      Sacrificio significa anche non dare per scontato che serva l’affitto di uno studio, ma cercare un compromesso con qualche collega.
      Sacrificio significa organizzarsi, adattandosi e adeguandosi, soprattutto i primi anni.

      Comunque, se tu, ti puoi permettere di non lavorare e goderti tuo figlio, tanto meglio per te. Quando sarà grande e tu non avrai più niente da fare, allora ti accorgerai di avere perso un treno, e probabilmente ti ridurrai a fare la compagna mantenuta e imbotulinata, come molte delle sciure milanesi che sìincontrano in giro. Ridicole.

    • Elena Jane 30/04/2013 at 18:39 - Reply

      Allora non mi sono spiegata bene io. Il problema è che per andare in perdita bisogna permetterselo, chi non può permetterselo o non lavora o fa altro. Conosco diverse persone che hanno fatto il mio stesso percorso e trovandosi in perdita all’inizio hanno dovuto abbandonare.
      All’estero non è così è una situazione dell’italia al di là dei sacrifici.

      Mi sembri più superficiale tu che giudichi la vita di una persona da un blog e da qualche foto, la tua rabbia, almeno nei miei confronti è evidente e proprio non capisco se mi trovi così superficiale mi segui così attentamente.

  17. Eccomi qui: un’altra mamma che ha dovuto almeno per il momento non lavorare, perchè sarebbe andata in perdita! Non avendo nessun parente che possa aiutarmi gratis, neppure il nido (tra l’altro a pagamento, perchè è l’unico disponibile…) per me sarebbe una valida soluzione, perchè come farei tutte le volte che la mia bambina si ammala? e alla chiusura del nido? Perciò nido + babysitter = per ora sto a casa!

  18. Morna 30/04/2013 at 22:10 - Reply

    Dura, durissima, la vita da libere professioniste mamme. Impossibile essere capite da chi non percorre la stessa, impervia, strada…

    • Elena Jane 01/05/2013 at 12:07 - Reply

      Vogliamo aggiungere il post al comitato liberazione mamma??

  19. Anonymous 30/04/2013 at 22:57 - Reply

    Mi sembra che il blog sia più improntato sull’ andare in perdita e sulle tasse che si pagano, più della problematica di conciliare lavoro e famiglia. Condivido quello che dice leyla, sembra che l’uomo non esista!! Questi bambini avranno anche un padre? Se la discussione è che in italia non va niente, fa tutto schifo, non ci sono enti o aiuti per famiglie che lavorano a tempo pieno, credo che siamo tutti d’ accordo. Che in italia si pagano troppe tasse, idem. Che ci sono troppi evasori, pure! Nessuno dice che va bene ma questa è la realtà, anche se brutta. Nel mondo del lavoro c’è ancora molta discriminazione verso la donna, Con o senza figli. Sembra che solo voi mamme avete dei problemi.

    • ero Lucy 01/05/2013 at 3:10 - Reply

      Peccato che si parlava della realizzazione femminile nel lavoro autonomo. Vabbe’.

  20. Elena Jane 01/05/2013 at 12:00 - Reply

    Davvero, sembra che ciò che ho scritto, in alcuni casi, non sia stato per niente capito.

    Ripeto:

    1- Una madre che lavora per pagare una baby sitter, non vedere mai suo figlio e andare in perdita deve poterselo permettere. Può accadere nella libera professione e non solo se non si hanno aiuti. Ho parlato del mio lavoro perchè so come funziona, conosco colleghe che hanno dovuto lasciar perdere per questo motivo. Molti commenti qui sopra ripetono e confermano (purtroppo!) ciò che ho raccontato.

    2- Se una se lo può permettere di andare in perdita di centinaia o migliaia di euro al mese può scegliere. Ma solo chi se lo può permettere può scegliere.

    2- Nello specifico non parlavo di me, era un discorso sociale.

    3- Chi non è mamma pensa che il lusso sia stare a casa con i propri figli. In alcuni casi è così, in altri casi stare a casa è un obbligo perchè non c’è lavoro, perchè lo stipendio è inferiore a quello della baby sitter e quindi si preferisce stare a casa, perchè non ci si può permettere di andare in perdita.

    4- Amen.

  21. Anonymous 01/05/2013 at 13:18 - Reply

    credo che sia assurdo, proprio come dici tu. che questa Italia non ti permette di lavorare e prenderti cura di figli, che tu sia libera professionista o dipendente. e che un paese che non permette alle madri di occuparsi dei figli è un paese che non ha a cuore il proprio futuro

  22. Fioly 01/05/2013 at 13:19 - Reply

    il messaggio sopra è mio. Fioly

  23. Anonymous 01/05/2013 at 18:54 - Reply

    Esiste anche un’ altra triste realtà…..ci sono donne che pur dovendo lasciare tutto lo stipendio a baby sitter o asilo, non possono permettersi lasciare il lavoro perché dopo 6 anni sei fuori, nonbti piglia più nessuno quindi si è costretti a lavorare e non godersi neppure i figli. Tutto questo si fa per poter garantire la sooravvivenza alla famiglia. Se una donna lascia il lavoro, quando il proprio figlio inizia andare a scuola e il marito porta a casa uno stipendio da 1200 euro al mese, come si fa??? I figli sono una grandissima responsabilità e prima di farli bisogna pensarci bene!

  24. Elena Jane 01/05/2013 at 19:30 - Reply

    Da quest’ultima frase si capisce benissimo che tu di figli non ne hai.

  25. Francesca Patatofriendly 01/05/2013 at 20:23 - Reply

    Ho letto il tuo post e tutti i commenti. Credo che in generale la situazione delle tutele per le mamme in Italia sia davvero difficile e che basta un niente per “incrinare” equilibri gia’ fragili.
    Nidi che chiudono presto, prestissimo, scuole che fanno “il ponte” (ma le aziende mica lo fanno), tasse molto alte per servizi scarsi.
    Sicuramente la situazione delle libere professioniste e’ complessa, a tratti difficile, ma ti assicuro che anche quella delle dipendenti non e’ rosea.
    Ti racconto la situazione di una mamma che conosco: ha chiesto un rientro soft dopo 6 mesi, chiedendo prima il part-time, poi di “eliminare” la pausa pranzo, poi l’aspettativa non retribuita e infine la cassa integrazione (visto che alcuni colleghi nel frattempo sono stati messi forzatamente in cassa).
    Tutto negato. Peccato che lei lavora a quasi 2 ore di auto da casa, ha una (inutile) pausa pranzo di 1h30 e se vuole tenersi il lavoro deve praticamente rinunciare a vedere la figlia uscendo e rientrando in orari in cui la piccola e’ a letto. E’ normale? Non credo …
    Temo quindi che davvero sia difficile per tutte… e purtroppo e’ uno di quei casi in cui “mal comune NON e’ mezzo gaudio” .
    Spero che le cose migliorino, che sempre piu’ donne madri denuncino come te le situazioni difficili (a volte impossibili) e che questo serva a cambiare le cose …
    Concludo augurandoti in bocca al lupo per tutti i tuoi sogni: hai studiato per fare quello che ami, cerca di non rinunciare anche se sara’ dura!E non badare ai commenti di chi non capisce i tuoi sforzi!;)

    • Elena Jane 02/05/2013 at 12:31 - Reply

      Infatti per chi è dipendente è ancora peggio e se non si hanno aiuti a volte nido+baby sitter costano più di uno stipendio

  26. Barbara Garavelli 01/05/2013 at 21:40 - Reply

    vorrei nome e cognome delle tue amiche o magari il numero di telefono così le chiamo e spiego loro due casucce! GRRRRRRRRR

    • Anonymous 02/05/2013 at 22:42 - Reply

      cosa vorresti dire, sentiamo un pò!!!!! Una delle 2 amiche

  27. maria teresa 02/05/2013 at 9:04 - Reply

    ciao! è da tempo che leggo il tuo blog e questo post mi ha fatto venire voglia di lasciare un commento. mi cadono le braccia quando parlando con altri sento definire “normali” situazioni che non lo sono; ormai siamo abituati, anestetizzati di fronte a cose che accadono ma che sono fortemente ingiuste!!! ma cosa cacchio aspettiamo a darci una scrollata e ritrovare il coraggio di indignarci, di alzare la testa e cercare di cambiare le cose? anche solo cambiare mentalità sarebbe un passo in avanti, e invece no, tanti accettano supinamente la merda circostante perchè “è “normale, è così che va” ma chi l’ha detto?! le libere professioni sono una risorsa importantissima, eppure nella realtà dei fatti sono ostacolate se non addirittura vilipese! che nervoso!!!

  28. maria teresa 02/05/2013 at 10:41 - Reply

    per contribuire al dibattito…leggete qui:

    http://ilcodicedihodgkin.com/2013/05/01/1-maggio-festa-di-chi/

  29. cily75 02/05/2013 at 12:54 - Reply

    Il fatto è che le diversità che dovrebbero arricchire, se non sono osservate con curiosità, apertura mentale e intelligenza allontanano e portano a discussioni sterili. Che non è un mondo di mamme solo mammme contro mamme lavoratrici. Nè di mamme dipendenti contro mamme libere professioniste. Che ogni donna dovrebbe, nel suo mondo, con i suoi standard e la sua scala di valori, avere la possibilità di dedicarsi ai suoi figli, E alla sua vita, fatta di ciò che lei e solo lei può stabilire degno di attenzione, desiderio, aspettative. Non è che una donna ricca non possa deprimersi, nè che una povera debba farlo. E’che entrambe andrebbero sostenute. E non è giusto e non dovrebbe mai essere considerato normale che una donna debba fare i salti mortali per lavorare, che un individuo debba lavorare gratis o ad orari disumani o senza tutela. Questo modo di considerare tutto normale ha distrutto la nostra generazione e questo paese. Insomma donne mie, svegliamoci! Che a stare unite e lottare insieme pur se da posizioni diverse e nel rispetto le une delle scelte altrui c’è solo da guadagnarci, perchè mai sprecare la nostra bella energia in sterili accapigliamenti?

  30. Elena Jane 02/05/2013 at 13:00 - Reply

    Grazie cara Cily, ho cancellato perchè certi commenti sono solo frutto di invidia e ignoranza..!

  31. Moky 02/05/2013 at 13:37 - Reply

    Perchè così tanti livori nei confronti di Elena?
    certe frasi e affermazioni sono state scritte puramente per fare del male, per ferire.
    Perchè?
    Io non capisco proprio questo modo di rapportarsi con le persone aggredendo. Una sana conversazione no eh??
    Ma come siete abituati voi?
    Quoto cily75!!!

  32. mammadeinchina 02/05/2013 at 14:08 - Reply

    Quanto mi ha punta sul vivo questo tuo post! Io sono rientrata in Italia con gravidanza in corso, lasciando quindi il mio lavoro all’estero. E ora sono qui con questo pensiero fisso di cosa accadrà poi…ora il bimbo ha 3 mesi e ci sta tutta stare a casa con lui h24, ma mi continuo a chiedere quando e se riuscirò ad inserirmi di nuovo nel mondo del lavoro, possibilmente riuscendo a seguire il percorso dei miei studi e le mie ambizioni.
    Sembra tutto così difficile in questo Paese, sembra che se hai deciso di fare un figlio allora la carriera te la sei giocata…della serie che al massimo prima ti crei la carriera e poi pensi a fare i figli. Ma io questi calcoli non ho voluto farli, trasportata dall’ottimismo che respiravo in un Paese ancora in via di sviluppo e totalmente diverso dal nostro. Ma ora che mi ritrovo a fare i conti con la realtà italiana ci sono giorni in cui sono veramente giù di morale se penso al mio futuro lavorativo. E purtroppo, cambiare aria di nuovo, molte volte sembra la soluzione più facile. Ma sotto sotto vorrei restare…e vorrei tanto leggere commenti che mi facciano pensare che in fondo, far carriera, o cmq soddisfare le proprie ambizioni in ambito lavorativo, dopo un figlio, è possibile anche qui.

    • Elena Jane 03/05/2013 at 18:34 - Reply

      Credo che dipenda molto da tipo di lavoro e da quanti aiuti hai, non che per chi ha i genitori sia una passeggiata, ma almeno abbatti molti costi, soprattutto all’inizio…
      Io mi auguro che cambi un pò la mentalità e l’organizzazione.
      Tu segui i tuoi sogni e le tue ambizioni, non è detto che sia negativo per tutti!

  33. Vetekatten 02/05/2013 at 17:07 - Reply

    Secondo me una delle cose più tristi di tutta questa faccenda è che sono troppo spesso le donne a fare la guerra alle altre donne. Nessuna è obbligata a fare figli, ma mi spezza davvero il cuore che una che non ne ha si senta autorizzata a fare discorsi del tipo “te lo sei cercata”. L’emancipazione femminile dovrebbe significare che fare o non fare figli è una scelta ugualmente accettabile e non penalizzante, in nessun ambito.

  34. Marisa Cagnetta 02/05/2013 at 20:23 - Reply

    Io ho capito perfettamente il tuo discorso, per altro molto ampio e generale, al di là del caso personale, e concordo su tutto.

    Ma una cosa mi ha fatto ridere: le tue amiche hanno detto a TE, psicologa, che “stai solo facendo la gavetta?”

    Proprio a una psicologa, che tra tirocini, scuola di psicoterapia e volontariato, prima di cominciare a guadagnare ha accumulato come minimo 10 anni di lavoro totalmente gratis e un debito di circa ventimila euro per pagarsi gli studi??

    Vero,nessuno ci ha costretto ad intraprendere questo percorso di studi prima e professionale poi, però, insomma… parlarci di gavetta quando probabilmente, siamo una delle figure professionali più esperte in gavetta e lavoro gratis, ha dell’assurdo.

  35. Marisa Cagnetta 02/05/2013 at 20:23 - Reply

    Io ho capito perfettamente il tuo discorso, per altro molto ampio e generale, al di là del caso personale, e concordo su tutto.

    Ma una cosa mi ha fatto ridere: le tue amiche hanno detto a TE, psicologa, che “stai solo facendo la gavetta?”

    Proprio a una psicologa, che tra tirocini, scuola di psicoterapia e volontariato, prima di cominciare a guadagnare ha accumulato come minimo 10 anni di lavoro totalmente gratis e un debito di circa ventimila euro per pagarsi gli studi??

    Vero,nessuno ci ha costretto ad intraprendere questo percorso di studi prima e professionale poi, però, insomma… parlarci di gavetta quando probabilmente, siamo una delle figure professionali più esperte in gavetta e lavoro gratis, ha dell’assurdo.

    • Elena Jane 03/05/2013 at 18:38 - Reply

      Anche tu quindi sei psicologa!
      Io ho lavorato gratis per sei anni tra tirocini vari, poi per carità ho imparato tantissimo, però gavetta basta!

    • ero Lucy 05/05/2013 at 2:38 - Reply

      Esatto. A un certo punto, io avevo 32 anni, piu’ o meno, ne hai piene le tasche di gavetta e formazione. Pero’ quello e’ solo il punto di partenza (= mettersi in proprio alla fine della specializzazione quadriennale post laurea quinquennale, non so, fateve du’ conti…), e non di arrivo.

    • Marisa Cagnetta 07/05/2013 at 19:48 - Reply

      Infatti, e fa saltare i nervi quando poi, se ti lamenti, ti vengono a dire “Cosa?? Tu pretenderesti addirittura di guadagnare?! Ma sei pazza? Vai, fa’ la gavetta”. Là sinceramente vado fuori dai gangheri.

      Comunque il succo del discorso è che uno lavora per vivere, e se va in perdita non per demeriti personali, ma perchè non c’è tutela del lavoratore (che sia esso lavoratore dipendente o libero professionista, che abbia figli o meno)allora il sistema va cambiato. Non vedo come questa semplice verità non venga colta da molte persone.

    • Elena Jane 08/05/2013 at 19:48 - Reply

      Esatto 🙂

    • Anonymous 12/08/2013 at 10:34 - Reply

      Ma come caspita si fa a portare avanti una casa facendo solo gavetta tirocini specializzazioni e avendo pochi pazienti ogni tanto?
      Mah. Spero prima o poi le cose girino diversamente anche per noi. Utopia?

      Federica

  36. verdeacqua 02/05/2013 at 20:31 - Reply

    non posso cominciare a commentare se non dicendoti che tuo figlio è uno spettacolo!!! Quel suo sorriso nella foto in alto è fenomenale!
    Per arrivare al dunque del post, credo che il discorso mamma – lavoro sia un casino sia per lavoratrici autonome che dipendenti (anche in questo caso il grosso va in tasse). Il nodo del problema è che non c’è attenzione. Non c’è cura e non c’è lungimiranza. Credo che l’essere mamma sia una cosa da inserire a curriculum, perchè la capacità organizzativa e di problem solving che sviluppi diventando mamma è immensa. Di sicuro chi sceglie di fare la lavoratrice autonoma ha tutto una serie di problemi in più e qualche vantaggio magari. Ma è comunque un gran casino. Siamo tutte sulla stessa barca, tutte ci chiediamo se il misero guadagno vale la retta dell’asilo e tutte cerchiamo di capire se abbia senso. Magari le dipendenti con qualche “sicurezza” (anche se visto il mio caso non so se si possa dire) in più.
    Il problema delle donne è sempre lo stesso. Difficilmente sappiamo fare squadra e troppo facilmente sappiamo giudicare o abbiamo la presunzione di sentenziare.
    Non mollare, credo che la soddisfazione personale sia importante, forse non come avere del tempo qualitativamente valido da passare con il proprio figlio, ma è al secondo posto.
    In più ci tengo ad aggiungere che il tuo è un lavoro socialmente importante. E troppo spesso lo si dimentica.

    • Elena Jane 03/05/2013 at 20:45 - Reply

      Anche io penso che sia un casino per entrambe, soprattutto quando non hai aiuti.
      Per quanto riguarda il mio lavoro quoto Ero Lucy, purtroppo.

  37. Nicoletta fashion blog 02/05/2013 at 21:00 - Reply

    Sono anche io del tuo stesso paesello e conosco la mentalita’ provincialotta, fatta di molte persone egoiste, che non si accorgono mai delle …fatiche altrui, che tu sia mamma o meno l’importante e ‘ non toccare mai il loro orto, ‘ non so’ se mi capisci ma credo che questo sia uno dei tanti motivi per cui l’Italia si ritrova in queste condizioni..ci vorrebbero piu onesta’ e spirito di solidarieta’, soprattutto tra donne……soprattutto

  38. Prima di tutto, le foto sono stupende. La tua famiglia mi piace tantissimo, brava!
    Per quel che riguarda il tema del post… beh sei stata brava a non mandarle a caxxx e andartene. Io sono molto impulsiva e se trovo dei muri ottusi davanti chiudo e me ne vado.
    Non c’è storia, chi non è mamma non può capire, che sia lavoratrice dipendente o autonoma.
    E’ la condizione di base che fa la differenza… io con tre lo so bene!!!
    Ti abbraccio cara
    A

  39. Anonymous 02/05/2013 at 22:36 - Reply

    Sentite un pò, sono una delle amiche…….nonho una mentalità provincialotta e mi sto anche rompendo un pò le palle dei questi vostri giudizi.Sono pienamente d’accordo su tutto quello che dite, l’Italia fa schifo, niente è normale, le DONNE non sono tutelate, le mamme non lo sono, che sia ben chiaro, non ho mai detto il contrario. Qui parlate soltanto della libera professione ma vedo che qualcuno difende anche il lavoro da dipendente, che non è altrettanto facile. Ci sono anche mamme dipendenti che fanno fatica ad arrivare a fine mese o che sono costrette a lasciare il lavoro perchè non ce la fanno. Sicuramente il lavoro da dipendente da una sicurezza maggiore sullo stipendio ma ha altri lati negativi, ci sono i pro e i contro in ogni cosa. Non ho figli quindi non posso sicuramente capire ma ho amiche con figli, mi ritengo intelligente quindi immagino la grandissima diffoltà, sacrificio e responsabilità a fare un figlio e ammiro chi, al giorno d’oggi,ha il coraggio di farne uno.
    Se vogliamo parlare di sacrificio e fatica, ognuno ha le sue, mai giudicare.
    Se mi permetto di poter fare un commento alla vita di un’amica è perchè la conosco molto bene, sicuramente molto più di voi!!!!

    Claudia

    • Elena Jane 03/05/2013 at 20:36 - Reply

      Claudia mi dispiace che si sia scatenato questo putiferio nei vostri confronti!
      Non volevo farvi passare per le provincialotte, il mio era un discorso più ampio.
      Il giorno dopo l’ape ho letto un articolo sulle famiglie che emigrano in altre città europee perchè hanno dei benefit dallo stato che qui non abbiamo e ho riflettuto sulla nostra conversazione del giorno prima, che è considerato normale tutto ciò.

      Detto questo lo so che tu lavori da una vita e non ti ha mai regalato niente nessuno, però a volte una situazione da fuori sembra diversa che viverla in prima persona.

      E comunque al paesello sarebbe tutto più facile!

      Poi guarda, magari ci vediamo e chiariamo di persona che sarebbe la cosa migliore 🙂

      Lo so che tu è una vita che lavori e non ti ha regalato niente nessuno, però sulla libera professione lo sai anche tu che è una vita che faccio scuola di specializzazione e tirocinii gratis

  40. Silvia 03/05/2013 at 7:50 - Reply

    Ho letto il tuo post subito, appena pubblicato. Avrei commentato “capisco. Io per hobby faccio l’architetto” lasciando intendere che ho capito il tuo discorso. Torno qui e trovo piu’ di 70 commenti, mi dico “bene! Il tema interessa!”… Ma certi commenti mi danno una gran botta in testa: finche’ le donne ragioneranno cosi non ci sara’ nessun cambiamento. E mi dispiace, tanto. Grazie Elena, sei forte.

    • Elena Jane 03/05/2013 at 20:36 - Reply

      Grazie 🙂
      Credo sia un argomento molto complesso….

  41. Nicoletta fashion blog 03/05/2013 at 15:27 - Reply

    Non mi ero soffermata prima a leggere i commenti, mi scappa da ridere, a volte le persone sono proprio cattive e ottuse, un po’ più di elasticità mentale la consiglio a tutti… soprattutto consiglio a chi entra in un blog, che sa che ci troverà i pensieri di una determinata persona, in questo caso ELENA, di dire la propria, ma le offese e le cattiverie le possono tenere a casa loro, per non essere volgari, perché nessuno li ha obbligati a passare di qui…. ciao Elena buona serata…

    • Elena Jane 03/05/2013 at 20:39 - Reply

      capisco anche io ciò di cui parli, le mie amiche non volevano essere cattive nei confronti delle mamme, credo solo che la mentalità del dover scegliere tra lavoro e carriera sia talmente radicata da essere quasi una rassegnazione e non un ostacolo da superare, purtroppo l’Italia deve ancora farne di strada!

      Per i commenti offensivi che ti devo dire, se non hanno altro da fare…
      Baci Nico, Buona serata uno di questi giorni passo dal negozio 🙂

  42. pattibum 03/05/2013 at 17:03 - Reply

    Anche io ho scritto cose simili proprio oggi (ma giuro che non volevo copiare!!! 😀 ).
    Io sono architetto, donna, mamma, libera professionista da 20 anni.
    E, cavolo, in questo paese non si tratta di GAVETTA, si tratta di una carriera di VENTI anni, tutta svolta così come spieghi tu. Non esiste il ‘salto di qualità’, devi sputare sangue fino alla pensione!!!
    Io mi sto reinventando ora, con un figlio di 6 anni. Ho sempre lavorato in grossi studi, anche con ruoli di notevole responsabilità. Poi sono diventata mamma. E la carriera è finita: non potevo certo lavorare 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana con un figlio piccolo!!!!!!!
    Insomma, confesso che mi manda poco poco fuori di testa sentire dire che la libera professione è così! Sgrunt.
    Ps: ora dovrò farmi un aperitivo per calmarmi… 😉

    • Elena Jane 03/05/2013 at 20:42 - Reply

      E’ un argomento molto in voga ultimamente, questa storia delle pari opportunità!!
      vengo a leggere il tuo post

  43. Starsdancer 05/05/2013 at 7:57 - Reply

    Purtroppo è così per tutte le mamme 🙁 ma per le libere professioniste e per quelle che cercano di fare carriera che so all’università si 🙁 è triste e agghiacciante pensare e constatare che è la mentalità di chiunque anche di certe donne! Poi se abiti in posti come il mio è ancora peggio, zero servizi e mentalità chiusa al Medioevo (che a me capitò che pure la tata rompesse mentre faceva il suo lavoro e mi dicesse che dovevo dedicarmi di più ai figli O _o no cioè stavo lavorando come una matta da casa cercando di conciliare tutto e vieni tu che ti pagò pure e mi dici che devo stare di più coi figli 🙁 ) la mentalità è sempre quella, se hai figli devi stare con loro, punto.

  44. Anonymous 05/05/2013 at 12:09 - Reply

    credo sia un argomento molto complesso che ognuna di noi filtra attraverso la propria esperienza di vita. Io ad esempio vedo un accanimento contro chi non ha figli senza mai chiedersi perchè non li ha. La maternità da lavoratrice dipendente è tutelata e quando la collega è in maternità anticipata o sta a casa senza alcun preavviso per il bimbo malato con una frequenza alta, e non dico che non debba farlo, capita che l’altra la collega che non ha figli si trovi con un carico di lavoro doppio senza alcun aiuto. Capita che “tanto tu non hai figli puoi fermarti la sera a fare straordinari, prendere le ferie in periodi del cavolo, i ponti sono tutti di quella che ha figli!” E’ brutto che si demandi all’iniziativa del singolo datore di lavoro un orario più agevoli e correlati a quelli del nido per esempio certo. Per quanto riguarda invece le mamme libere professioniste certo senza una rete di supporto è dura, del resto mia zia parrucchiera ora 75 enne i 3 figli un po’ in negozio un po’ dalla nonna, altri tempi certo, ma nulla è cambiato. A prescindere dall’essere madre oppure no è comunque brutto per tutte mettere da parte le proprie ambizioni professionali, nonostante la gavetta fatta, in favore del posto sicuro ma noioso. In definitiva sempre inforcando gli occhiali del mio vissuto per commentare questo post, mi piacerebbe molto quando vado nei blog in cui si parla di maternità non trovare il commento “chi ha figli non può capire”, invece ogni volta ne leggo almeno uno, essere genitore non garantisce il genio, nè non esserlo significa non potersi mettere nei panni degli altri. Sandra frollini

    • Elena Jane 08/05/2013 at 19:46 - Reply

      Ciao Sandra, in effetti hai ragione, è un pò irritante leggere “chi ha figli non può capire” sembra uno spartiacque assoluto.
      Purtroppo penso che certe frasi nascano dalla poca solidarietà tra donne, una cosa del genere non se la direbbero mai tra maschi!

      Grazie anche per il tuo punto di vista dall’altra sponda ossia che spesso chi non ne ha venga penalizzata per agevolare chi ne ha.

      Argomento difficile: sembra una coperta che è sempre troppo corta.

    • Anonymous 08/05/2013 at 20:45 - Reply

      Hai ragione, ho già i piedi freddi!! : )
      sai aver beccato la collega in matennità anticipata a una fiera affollatissima, faticosa anche per una che sta in super forma, nella calca, be’ ha un po’ condizionato il mio commento. Sandra

  45. dm 05/05/2013 at 22:16 - Reply

    Io credo che la donna in generale non è tutelata. Parlo da dipendente senza figli. Ci sono i pro e contro in ogni situazione. Anche se come donne vedo più contro che pro.

    • Elena Jane 08/05/2013 at 19:46 - Reply

      Come donne siamo svantaggiate in partenza purtroppo.

  46. sarapandina 06/05/2013 at 18:53 - Reply

    Ho dato uno sguardo veloce ai commenti precedenti. Se essere libere professioniste è una scelta (affermazione che non condivido) cosa dicono le suddette riguardo a quella direttrice di una catena di negozi, per esempio, che rientrata dalla maternità è stata costretta a scendere a un patto: o molli il lavoro o fai la magazziniera perchè le 10 ore al giorno non le puoi fare?
    Io credo che ci sia stato un blocco nell’evoluzione sociale e familiare in Italia. La donna ha tentato l’emancipazione, il distacco dalla famiglia d’origine, ma abbiamo dimenticato che se togliamo il cuscinetto della famiglia d’origine dove non servivano tate, donne delle pulizie ecc perché in casa erano in 40 e in qualche modo ci si organizzava, ci vuole un altro cuscinetto: lo Stato. Da noi non c’é. Vuoi per la mafia, vuoi per l’egoismo delle persone, per la corruzione, per mentalità medievali, per tutto quello che vuoi…ma è così. L’Italia non è uno Stato. L’Italia è una rete più o meno organizzata di famiglie. Se non hai una famiglia alle spalle sei fottuto. Semplice.

    Quindi, a mio parere, dovremmo partire da questo. E dovremmo imparare ad essere una società meno egoista: non siamo uno Stato perchè siamo io per io, non tutti per tutti. Questo sta alla base dello Stato.

  47. Mamma Avvocato 28/07/2013 at 8:07 - Reply

    Da libera professionista a libera professionista: sono al mio quarto anno di attività in proprio.
    Il primo sono andata in perdita, considerando i costi di iscrizione alla cassa di previdenza, il mobilio e la necessità di farmi una clientela in un paese che non è il mio di origine e studi. Il secondo in pareggio, il terzo ho chiuso con una media di 500 netti al mese e sono diventata mamma. Quest’anno è durissima e il guadagno e ancora sotto i 1000 euro però la clientela cresce e il sono soddisfatta. Perché questa sono io ed è quello che voglio fare. Il prossimo anno sarà ancora più dura,perché tra assicurazioni professionali e sanitarie obbligatorie, programmi per il processo telematico ecc., tutto scaricato sulle spalle dei liberi professionisti e avvocati, avrò una montagna di spese fisse in più eppure…tengo duro. Preferisco guadagnare poco ma gestirmi e lavorare che stare a casa sempre. Non è normale essere così senza tutela e bistrattati però. Non lo è. E non lo è guadagnare 1000 euro dopo una laurea, tre anni di pratica, un esame di stato( a Torino serio) e tanta fatica e spese per iniziare, con le competenze che so di avere. Quindi capisco quello che intendi ma posso solo dirti, non mollare se è quello che vuoi.
    Far capire tutto questo alle amiche e’ impossibile, io ci ho rinunciato da tempo. D’altro canto, io non capisco loro e ragionamenti come quello sulla mobilità che hai scritto tu, quindi..

  48. Elena Jane 28/07/2013 at 13:34 - Reply

    grazie delle tue parole!
    Hai ragione, infatti non ho mollato, mi faccio aiutare dalle nonne, insomma ci si ingegna.
    Però continuo a vedere molte mamme a partita iva e non libere professioniste non tornare al lavoro perché andrebbero in perdita e non se lo possono permettere. E penso che questo non sia giusto.

  49. Monica 25/09/2015 at 23:03 - Reply

    Mio marito è un libero professionista….lo è già da 11 anni.
    Lo Stato gli porta via almeno il 50% di quello che guadagna in tasse!!
    Con quello che rimane bisogna pagare tutto ciò che serve (bollette, spesa, assicurazione auto, bollo auto, ecc…), più il versamento per la cassa dell’ordine a cui è iscritto (quasi 4000 euro all’anno) e l’assicurazione professionale.
    E se guadagni meno di ciò che indicano i maledetti “Studi di Settore” (degli “studi” fatti da pseudo-economisti che stabiliscono quanto guadagna un commercialista, un avvocato, un medico che lavora in privato, e se guadagni meno di quanto loro hanno stabilito sono guai!) per evitare che lo Stato ti additi come “evasore”, devi versare la differenza!
    Me lo spiegate come si dovrebbe riuscire ad arrivare a fine mese??
    Lo Stato, i politici del cavolo, dovrebbe diminuire le tasse ed eliminare gli studi di settore!!

    • Elena J 05/10/2015 at 0:49 - Reply

      è una vita impossibile quella dei liberi professionisti ormai 🙁

  50. Amleta Bloom 30/04/2016 at 14:40 - Reply

    Considerato poi che in Italia andare dallo psicologo sembra ancora un tabù per moltissima gente. Che quelli che davvero ne avrebbero bisogno non ci vanno e ritengono che gli psicologi non siano capaci di aiutare. Non faccio altro che dire a parecchia gente di andarci, ma nessuno mai capisce l’importanza di poter chiedere un aiuto. Quindi capisco benissimo che in quanto psicologa per te sia davvero dura farti strada e che non sempre si è apprezzati per quello che si fa.

  51. […] aprile 30, 2013 Veronica Zucalli Post al vetriolo, Uncategorized C’è una domanda che mi fa imbestialire ultimamente ed è la seguente: “il lavoro niente?”.  No, il lavoro niente, ma non è che non stia facendo nulla! Anzi, mando i cv a tutti, indipendentemente da quello per cui ho studiato (mi manca solo l’impresa che gestisce i servizi di nettezza urbana!). Spiego che ho fatto anche dei colloqui per fare la commessa e la gente storce la bocca.  “La commessa?”, mi domandano con aria un po’ sbalordita. “Sì, la commessa”, rispondo con la convinzione che ogni lavoro è dignitoso anche se ho studiato per altro. “Bé ma è impegnativo, con due bambini”… “Se questo c’è, questo si fa; di questi tempi non è che ci si può mettere a fare troppe tazzine”. Ma insomma: devo lavorare o non devo lavorare?  Cioè come la mettiamo sbaglio: agli occhi degli altri devo fare la mamma presentissima ma anche lavorare sodo senza alzare la capoccia. Capite da soli che questi due aspetti non possono formare un binomio fattibile. Ciò che mi urta è che i bei pensieri, le parole, i consigli, gli appunti ce l’hanno sempre coloro i quali i bambini non sanno neanche cosa siano, che al massimo l’hanno visti ad un raggio di distanza di settecento metri.  Il discorso lavorativo mi tocca nel profondo perché ho sempre lavorato, da quando avevo diciannove anni, e trovarmi ora senza nulla fra le mani non mi fa stare bene, sento come se mi mancasse un pezzo. Vorrei ricordare che non lavorare nel senso pieno del termine, ma  gestire due figli, di cui una deve fare fisioterapia una volta a settimana, una casa e tutto quello che comporta equivale a lavorare. Le mie giornate iniziano alle 7.00 e finiscono se va bene alle 23.00, se va male molto più tardi. Con questo non mi voglio giustificare, ma pensateci prima di parlare perché se non lavoro non è che sto a casa a grattarmi sul divano! Purtroppo viviamo in una società in cui chi ha i figli viene visto come qualcosa da evitare perché: chissà cosa porterà con sé? Quale oscuro contagio? Avere i figli non è un pestilenza, dovremmo uscire un po’ dalla logica razionale imposta dal mondo di oggi in cui prima ci si sistema con il lavoro, poi ci si sposa e poi forse si fanno i figli. Certo c’è chi può scegliere questa strada (liberissimi di farlo), ma se uno ne percorre un’altra non va condannato con frasi tipo: “potevi pensarci prima di fare figli” oppure “potevi sistemarti con il lavoro e poi fare un figlio”. Liberiamoci dalla schiavitù dei percorsi e delle strade perfette, della via del “come è giusto fare” e impariamo a vivere meno di razionalità e più di pancia.  Ho imparato a mie spese che maternità e figli potano tanti calci nel sedere e poca comprensione, soprattutto dalle altre donne, quelle che di solidarietà te ne dovrebbero donare senza riserve che invece sono le prime a puntare il dito.  Ci vuole coraggio ad essere mamme oggi e chi non lo è impari a dispensare consigli se richiesti e con un po’ di tatto, ve ne saremo tutte più grate! Questo post nasce dopo averne letto uno sul blog di The yummy mom, vi lascio il link: https://www.theyummymom.com/2013/04/mamme-lavoro-e-libera-professione.html […]

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