Lettera alla figlia femmina (che non ho mai avuto):

Se fossi arrivata ti avremmo chiamato Charlotte e sono sicura che ci saremmo divertite insieme.

Avrei giocato con te alle principesse, non per spingerti a trovare un principe azzurro e fare la mantenuta, ma perché tu potessi imparare a riconoscere le persone che ti rispettano e che ti amano.

Avrei giocato con te alle principesse non per farti inseguire castelli dorati, dietro ai quali spesso si nascondono grosse fregature, ma per insegnarti a farti trattare come tale.

Avrei giocato con te alle favole per insegnarti che le relazioni d’amore aggiungono e non sottraggono e che il principe azzurro sarà quella persona che ti farà sentire indipendente e sicura.

Avrei giocato con te alle principesse per insegnarti che il vero principe non fa soffrire, non tradisce ed è contento quando tu stai bene, anche se questo vorrà dire essere lontano da lui.

Avrei giocato con te alle principesse per farti sentire speciale, a dispetto di tutti i cliché in cui dobbiamo districarci noi donne.

Certo, il miglior insegnamento passa dal buon esempio, ma anche attraverso il gioco avrei potuto raccontarti che si è principesse non perché salvate da un uomo ma perché si vive nell’amore.

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