Qualche tempo fa è successa una cosa.
Ho visto una foto su Facebook, di due ragazze, in costume, in spiaggia, non belle, non particolarmente in forma, con un amico del mio fidanzato.

film: quando la notte

Io ero a Milano, incinta, era domenica pomeriggio ed ero sola con mio figlio.
Eravamo entrambi stanchi e un po’ annoiati – non è mai un granché passare la domenica pomeriggio a Milano ad annoiarsi.
Il maschio alfa era nella isola per lavoro, ma era andato a trovarlo questo amico, quindi ho pensato che nel momento della foto ci fosse stato anche lui.
E mi è montata la rabbia.
Più precisamente l’invidia.

In quel momento ero esausta dal fine settimana, stavo ripulendo casa, raccogliendo i giochi e cercando di convincere Thiago a dormire per finire un lavoro al computer.
Quello che affrontano più o meno tutte le mamme del mondo (in particolare chi ha mariti che lavorano in trasferta): momenti faticosi a schiena piegata in cui tutto è sulle tue spalle e tu vorresti solo buttarti a letto per due giorni, ma non puoi.
Tutto normale, se non per quell’immagine – due donne in spiaggia sorridenti e rilassate, lui probabilmente con loro a ridere.

Due immagini talmente opposte - la mia da casalinga disperata, la loro da sex and the city.
Io e lui in due film diversi.

L’invidia vera è andata a lui, che doveva solo pensare a lavorare e non a barcamenarsi e fare tre cose contemporaneamente. 
Farle male e magari dover pure rinunciare a qualcosa.
Tipo dover disdire un appuntamento di lavoro all’ultimo momento perché il figlio si è ammalato.
Sentirsi in colpa quando lavori perché non stai con tuo figlio, sentirti in colpa quando stai con tuo figlio perché non lavori.
Dover incastrare vari ed eventuali impegni con quelli dei nonni e della baby sitter.
Doversi fermare a riposare quando hai ancora del lavoro da finire perché ti sono venute le contrazioni.

Tanta invidia per lui che non sa cosa siano gli sbalzi ormonali, i piedi gonfi, le nausee e le ragadi alle tette.

Resto convinta che portare in grembo un bambino e darlo alla vita sia un enorme privilegio che noi donne abbiamo, ma è allo stesso tempo un momento così particolare e delicato che nella coppia occorre grande attenzione.
Tanta comprensione, riconoscenza ed empatia dal mondo maschile.
Il coraggio di ammettere stanchezza e rabbia, senza grossi sensi di colpa, dal mondo femminile.

Oggettivamente a me non manca niente, ma mi piacerebbe ricevere ogni tanto un pacca sulla spalla o meglio ancora un po’ di tifo da stadio, come quando l’attaccante si sta avvicinando alla porta, una olà, ma anche un”dai che ce la fai!” piuttosto che “sei sempre stanca, come mai?” andrebbe benissimo.

Ovviamente quando il fumo aveva ormai invaso il cervello gli ho fatto una telefonata riversando la mia ira e il mio sdegno sui suoi comportamenti.
Ovviamente lui non aveva scattato la foto, non c’era e le due ragazze non le aveva nemmeno viste perché era al lavoro.
“Ma ti pare io abbia il tempo di andare in spiaggia a fare foto?

[Se vi interessa l’argomento “La rabbia delle mamme” Mamma Avvocato sul suo blog ha appena pubblicato un bellissimo post.]