Ciò che più mi piace della rete sono i blog di persone vere che con lucidità, ironia ed emozione si sanno raccontare e ti coinvolgono nelle loro vite.
Storie dove mi rispecchio oppure storie lontanissime dal mio quotidiano, ma comunque vite che mi fanno pensare, riflettere, emozionare.

Poi non c’è niente da fare, io mi coinvolgo.
E con Wondy è successo così.
Wondy non era una mia amica, ma un blog che racconta una storia molto forte.
Il viaggio di una donna, una mamma di due figli, nella guarigione di una delle malattie più temute: il cancro al seno.
Anzi, la ricaduta del cancro al seno.

Wondy nel suo blog parla della sua malattia in modo diretto, scorrevole, emozionante ma anche leggero.
L’ho seguita sul blog e su twitter per non perdermi i suoi aggiornamenti di salute.
Poi, io e Wondy ci siamo incontrate, un po’ di mesi fa a pranzo, a Milano.

Spesso di fronte ai dolori e alle malattie degli altri le persone si tirano indietro perché maneggiare le sofferenze altrui è come tenere in mano una patata bollente.
Fa paura.
Oppure si è timorosi di fare male e si cerca di evitare il discorso.

Prima di incontrarla pensavo a quanto, quando ne sei fuori, riesci a trasformare la malattia in opportunità.
Perché ai miei occhi una donna come Wondy ha una marcia in più rispetto a noi, ma per chi un tumore lo vive in prima persona non è così immediato pensare così.
Mi chiedevo quanto sia possibile, dopo aver vissuto il cancro, lasciare andare completamente la paura, la rabbia e il dolore. 

Io e Wondy abbiamo parlato di tutto: di tumore, di Angelina Jolie e del gene modificato che hanno in comune, dei capelli caduti e poi ricresciuti, dei figli, del lavoro e della morte.
Parlare con Wondy è come leggere il suo blog: sorridente e vivace riesce a maneggiare parole come “morte” con leggerezza, lucidità e consapevolezza.
Riesce a farti ridere e riflettere.

Non so perché, ma una persona che ha sconfitto una malattia importante me la immagino attenta a tutto ciò che mangia, beve e all’aria che respira.
Ne ero talmente convinta che gliel’ho anche domandato.
Wondy è tranquilla e ti trasmette tranquillità, forse fa più attenzione alla sua vita, ai dettagli, ma anche no.

Wondy con il suo blog (e anche con il suo tumore) ha costruito una rete di supporto e informazione per donne nella stessa situazione.
Ha anche organizzato una festa – il Wondy raduno – a Milano per lei e per tutte le sue lettrici.
Una festa.

Tra poco uscirà il suo libro, “dove mi sono davvero sputtanata” ha detto Wondy.
Secondo me il libro è un’opportunità, non più per lei, ma per noi.
Perché in fondo lei la sua battaglia l’ha già vinta, ma leggere il suo percorso può aiutare chiunque si trovi nella sua situazione o abbia vicino una persona che deve affrontare ciò che ha affrontato lei.
E poi un libro è immortale, mentre il tumore, in ogni caso no.
Facciamo vivere il più a lungo possibile il libro di Wondy.

Scaricate il mini vademecum di Wondy e condividetelo sui vostri social utilizzando l’hashtag #wondysonoio!